Racconti Urbani

Cinque miei ritratti fanno parte di una mostra fotografica intitolata Racconti Urbani, allestita negli ex Magazzini Generali di Verona, presso la nuova sede dell’ordine degli architetti.

Risultato finale di un laboratorio collettivo condotto da Marco Ambrosi, la mostra parla, o meglio,  attraverso le immagini riflette sul cambiamento urbano avvenuto in uno dei quartieri storici di Verona: Borgo Roma, fortemente segnato dall’architettura industriale fin dai tempi del fascismo.

Da flâneur e da attento osservatore della viabilità cittadina, il mio obiettivo personale è stato quello di ritrarre persone che si spostano principalmente in bici in una città che è pensata per le automobili.

Ho passato un’estate a esplorare le strade di Borgo Roma in bicicletta. Ho fatto amicizia con sconosciuti, osservato paesaggi e scattato fotografie. La gioia del viaggio, della vita a cielo aperto, il piacere di sudare, di guardare e mettersi in relazione con altri: da queste sensazioni sbocciano cinque ritratti in posa, nei quali mi sono servito dei luoghi del quartiere per parlare delle persone e delle persone per parlare dei luoghi del quartiere.

Oltre ai ritratti in bici, alla mostra, si può vedere anche la performance che Stefano Zampini ed io abbiamo progettato e realizzato sul tema del lavoro, sul modo in cui questa parola (che abita nel primo articolo della costituzione italiana) destabilizza le nostre vite.

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Persone e luoghi in difficoltà.

Cogliendo l’occasione di esplorare il tessuto industriale di Borgo Roma, abbiamo intervistato e fotografato persone con un problema lavorativo e le abbiamo invitate a partecipare, in un capannone pronto all’uso ma vuoto, inattivo, dalle parti di Verona sud, a una foto di gruppo.

Il nostro scopo artistico, oltre alla costruzione di un dialogo ironico e negativo con il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, era trovare un’immagine che avesse il potere di raccontare in maniera intuitiva, non reportagistica, la questione del lavoro in ambito locale e globale.

Ecco, ne è uscita questa foto aziendale, un ammasso di persone che non hanno altro motivo di stare nello stesso luogo se non una mancanza, un’insoddisfazione, una lacerazione: ‘L’esercito europeo di riserva’.

Non intendevamo fare prigionieri e non ne abbiamo fatti: oltre a noi ci sono operai, pensionati, studenti, imprenditori, ci sono tutti e nessuno ha una colpa specifica.

La visita è gratuita ma dato che la mostra si tiene nella sede degli architetti, avete bisogno di essere scortati: se siete curiosi potete scrivermi, vi accompagno volentieri, avete tempo fino al 15 maggio. lorisighetto@gmail.com