Let’s go extravagant! Pictures from a burlesque party on the 4th of July.

 

ENG- New York is all about celebration. It’s rare to walk down the street without running into someone celebrating something: a new job, his/her diversity, or simply joie de vivre. To tell the truth, it’s as much as easy to see someone on the knees despair, search into a purse, and cry loudly: “Oh God, please, please, please”. However, the 4th of July is a special day: it’s America’s birthday. People celebrate that on July 4, 1776, the thirteen American colonies regarded themselves as a new nation.

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Classes at Columbia Publishing Course stopped on Friday the 3th. On Saturday I dressed well, grabbed my camera and went out, hungry for images and stories. From Upper West Side, where Columbia University lays, I took the 1 train and got out at Time Square. From there I headed toward west. The Hudson river sparkled like a golden promise. I’d walked three or four blocks when I saw in front of a building a band play and people dance. The bouncers at the entrance told me it was a party for America’s birthday. Thank you, serendipity.

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The party was at the third floor and you had to take the elevator. When the door opened a black man on his fifties nodded and smiled to me: “Hello, sir. Third floor, I guess”
“I’m no sir”, was my cold answer and he frowned. I didn’t mean to be rude. What I wanted to say is that I’ve been working in the service sector long enough to be aware that there could be a dancer, a rockstar, or a magician dressed in that lift-man suit. You never know. So I smiled back and tried to be nicer, “Man, you seem tired”.
“I worked till 5 o’clock this morning”, he said, “Now I’m working again. I’m dead tired, man”.
I couldn’t say much more: the door opened, a wonderful light fell into the room where the party was going on, and there were pictures to be taken. But every now and then, when the door opened to let more guests come in, he kept on glancing at me and I glanced back.

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Maybe he just thought he could easily earn a few more bucks. However, even when I got tired of the party and decided to go back to my solitary hunt, I never felt alone on my first America’s birthday. On the E train’s platform an old black woman pointed her finger at me: “Hey you, you look fine”. In line for the bathroom, at MoMa PS1 Warm Up party in Queens, I saw a beautiful black woman apply red lipstick on her lips and observe critically the result. When she saw me in the mirror I said: “Wonderful”. She smiled back: “Thank you. You too are wonderful”.

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ITA -Fare festa è nello spirito di New York. È raro passeggiare senza imbattersi in qualcuno che festeggia qualcosa: un nuovo lavoro, la propria diversità, o semplicemente la gioia di vivere. A dire il vero è altrettanto facile vedere qualcuno in ginocchio che cerca disperatamente dentro una borsetta e grida: “Dio, per favore, per favore, per favore…”. Comunque il Quattro di Luglio è un giorno speciale: è il compleanno dell’America. Si festaggia il fatto che dal Quattro Luglio 1776 gli Stati Uniti cominciarono a considerarsi una nuova nazione.

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Le lezioni al Columbia Publishing Course si sono fermate venerdì 3. Sabato mi sono vestito bene, afferrato la fotocamera e sono uscito, affamato di immagini e storie. Dall’Upper West Side, dove è situata la Columbia University, ho preso il treno 1 e sono sceso a Times Square, poi sono andato in direzione dell’Hudson, verso ovest, luccicante come una promessa d’oro. Non avevo camminato per cinque blocchi quando mi sono imbattuto, di fronte a un edificio, in un gruppo che suonava e gente che ballava. Si trattava di un burlesque party per il compleanno dell’America, mi hanno detto i buttafuori all’entrata. Grazie, serendipità.

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La festa era al terzo piano e si doveva prendere un ascensore. Quando la porta si è aperta, un nero sulla cinquantina mi ha sorriso: “Buon giorno, signore. Terzo piano?”. “Non sono un signore“, è stata la mia fredda risposta e lui si è accigliato. Non intendevo essere maleducato. Ciò che intendevo dire era, Ho lavorato abbastanza a lungo nel settore dei servizi per sapere che potrebbe esserci un ballerino, una rock star o un mago in quella livrea da ascensorista. Non sai mai. Perciò ho sorriso e tentato di essere più gentile: “Sembri stanco, amico”. “Stamattina ho lavorato fino alle cinque”, ha riposto lui, “E ora sto lavorando di nuovo. Sono stanco morto, amico”. Non ho potuto dire molto altro perché si sono aperte le porte, una luce bellissima cadeva nella stanza dove si dava la festa e c’erano delle fotografie da scattare. Ma ogni tanto, quando la porta si apriva per fare entrare nuovi ospiti, lui mi lanciava delle occhiate e io gli rispondevo.

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Forse pensava che poteva fare qualche altro dollaro. Comunque sia, non mi sono mai sentito solo durante il mio primo compleanno dell’America. Neanche quando, stanco della festa, sono tornato alla mia caccia solitaria. Sulla banchina del treno ‘E’ una nera anziana mi ha indicato con il dito: “Hei tu, stai bene vestito così”. In fila per il bagno al MoMa PS1 Warm Up Party, nel Queens, guardavo una nera meravigliosa mettersi il rossetto e osservare criticamente il risultato. Quando mi ha visto nello specchio ho detto: “Bella”. Mi ha sorriso di ritorno: “Grazie. Anche tu sei bello”.

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