Consigliare il libro giusto

Uno dei regali più belli che mi ha fatto il destino è un lavoro come libraio stagionale in una libreria di Verona. Mi ha dato la possibilità di capire un bel po’ di cose riguardo l’editoria.

Una di queste è ‘fare la bancarella’, cioè l’azione di appoggiare di schiena i libri nuovi in arrivo dalle case editrici su uno dei banchi espositori della libreria in modo che il lettore possa scegliere con agio dal meglio della proposta editoriale raggiungibile al momento.

Consigliare libri è una questione d’amore; chi crede di poterlo fare in automatico, si sbaglia: scegliere dalla valanga di libri in arrivo ogni giorno quelli importanti per metterli sulla bancarella è un’azione che richiede di andare oltre i propri gusti personali e coinvolge tutti i titoli che l’apprendista libraio ha letto, i film, le serie tv, la musica e quello che sa delle persone, dei gusti delle persone.

È questa necessità di esplorare, di conoscere e accettare la diversità dei giudizi a rendere il lavoro del librario un atto d’amore, d’amore verso il mondo.
Accade per esempio che, al mio secondo giorno alla bancarella, si presenti un bel ragazzo, alto e scarruffato, sui ventitré ventiquattro e mi chieda una guida per suo fratello.
-Una guida a quale paese?
-Parte per il giro del mondo.
Mi gratto la testa, -Quindi, qualcosa che dà ispirazione, idee. Una cosa così?

Lui stringe gli occhi, mani in tasca, fa spallucce e calcia una cartaccia immaginaria, -Boh! Lo fa a piedi. Cioè, prima prende l’aereo, e poi va a piedi… da est a ovest. Ma non ce l’avete una guida per fare il giro del mondo?

La mia espressione di smarrimento deve averlo convinto di aver fatto una domanda scema; schiocca le labbra -Lo sapevo che avrei dovuto dirgli di venire lui. Cosa ne so io di cosa gli piace?

-Calma calma, -dico io armato del mio atteggiamento costruttivo, -Ne usciremo vivi. Che tipo è tuo fratello? Filosofico? Avventuroso? Spirituale? Noglobal?

E lui, come lo avessi offeso, -No, no, mio fratello è normale.

Intanto l’ho trascinato allo scaffale dei libri di viaggio, dove mi chino gattoni e comincio a buttare all’aria libri, ogni tanto mi giro d’in su e gliene allungo uno, Cacucci? Rumiz? Walden? (‘azzo ci fa Thoreau nei libri di viaggio?) cercando di beccare il libro giusto. Ovviamente nessun tra le centinaia di titoli che conosco mi viene in aiuto.

Pynchon, sardonico, alle spalle del cliente, si fa beffe di me. Walter Benjamin, che potrebbe darmi una mano con la sua sofisticata teoria del passeggiatore senza scopo, fischietta in un angolino della mia testa rifiutandosi altezzosamente di essere utile a qualcosa.

Fino a quando mi imbatto nel nuovo di Tony Wheeler, “Fuori Rotta”, e scatto in piedi quasi gridando per l’entusiasmo sbandierando il libro, -Ecco! Qua si parla sicuramente di viaggi, cioè di come si viaggia, cioè, questo qui già dal titolo si capisce. Fuori rotta, no? È la cosa migliore che ti possa capitare. è una sicurezza, Tony Wheeler, lui e sua moglie, negli anni ’70 hanno inventato la guida come oggi la conosciamo, capisci? Lui è un gran fico! Capisci?

Lui sbatte le sopracciglia, annuisce, sorride e prende il libro in mano per non deludermi, poi, dopo avergli dato un’occhiata, con un attimo di esitazione come se temesse di sembrare ingenuo, -E chi è Tony Wheeler?

-Come… ‘chi è Toni Wheeler’?, -dico io, -…è l’inventore, assieme a sua moglie, della Lonely Planet!

Lui di nuovo, come prima, sbatte le sopracciglia, sorride tra l’accondiscendente e il disorientato, mi restituisce il libro -E che cos’è la Lonely Planet?

Così lo porto di fronte allo scaffale delle Lonely Planet, gli faccio notare le presenza dello stesso marchio sulla copertina delle Lonely e sul libro di Tony Wheeler al che lui schiocca le dita, -ah, -dice per nulla impressionato, – Ha inventato le guide.

Ecco, questo per dire che non è assolutamente necessario che le salde certe, assolute categorie estetiche su cui si basano la vita e l’arte di un apprendista scrittore si debbano riflettere sulla bancarella di una libreria che è il nodo della rete che porta i libri alle persone. Il più delle volte è fuorviante.

Compito del librario è conoscere i libri e capire il mondo, non di custodire verità assolute. E indicando una strada, lasciarsi insegnare qualcosa. Infatti il ragazzo ha scorto un titolo sullo scaffale alle mie spalle, l’ha raggiunto senza esitazioni, anche se era di costa, l’ha preso in mano e l’ha ondeggiato al mio indirizzo, -Questo cos’è?

– Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, -ho detto, -Un romanzo. Avventure rocambolesche per vincere una scommessa.
-Sembra perfetto, -ha detto lui, -Prendo questo.