Mezza visita alla biennale di architettura (l’altra metà, prossima volta)

“Si stava come seduti su carichi di piombo, appesi a un filo”.

Martedì alla Biennale di architettura di Venezia, con Miriam. Abbiamo visto solo la parte all’arsenale, mi è caduto il biglietto dalle tasche e non ho potuto vedere la parte ai giardini; mi sarei preso a pugni ma, forse, meglio così: dovrò tornarci, tutto in una sola volta sarebbe uno spreco: rimangono Germania, Stati Uniti, Cina e Hong Kong da vedere, tanta roba, e già il padiglione dedicato all’Italia non era poca.

Si intitola Monditalia ed è una riflessione sul nostro paese curata dall’architetto Rem Koolhas, un olandese; si passeggia attraverso quarantuno installazioni multimediali che, attraverso cinema, musica, architettura, arte e danza, ripercorrono l’Italia repubblicana: le isole di Lampedusa e Capri, i resti delle fabbriche di Olivetti e quelli di Pompei, le fabbrica di immagini di Cinecittà e la fabbrica di celebrità di Milano 2, la retorica del Made in Italy e quella dell’Europa, c’è molto di noi, osservati da vicino, con occhio scrupoloso, tanto che, mentre ci aggiravamo tra le sale, Miriam osservava: -Non so se mi piace, mi sento psicoanalizzata.

L’installazione nella foto si riferisce agli anni di piombo ma se non avessi letto la didascalia avrei pensato che quella lotta tra la gravità e la voglia di restare a galla parlasse di oggi.

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