Le biciclette non erano come i computer

Ho chiesto all’amico, fotografo e vicino di casa Andrès di farmi un ritratto con la mia bicicletta Bianchi e mi sembra sia riuscito a farmi  anche più bello. Poi mi sono imbattuto in un racconto di Bruce Sterling in cui si spiega con esattezza il mio rapporto con lei.

(…) Ormai molte delle biciclette avevano dentro dei chip, negli ammortizzatori, nei freni o nei mozzi a reazione, ma le biciclette non erano come i computer. Dentro, i computer erano scatole nere, nessuna grande componente era visibile. La gente, per contrasto, diventava sentimentale per la propria attrezzatura ciclistica. Sulle biciclette, la gente era stranamente reticente e tradizionale. Era per questo motivo che sul mercato delle bici non avevano mai avuto veramente successo i reclinati, anche se il progetto offriva un grosso vantaggio meccanico. Alla gente non piaceva che si complicasse troppo la loro bicicletta. Non voleva che la bicicletta brontolasse, reclamasse, piagnucolasse per ricevere attenzione e costanti aggiornamenti come facevano i computer. Le biciclette erano una cosa troppo personale. La gente voleva biciclette da calzare come un vestito.

[Bruce Sterling, da Il riparatore di biciclette, in Un futuro all’antica,  Fanucci]