Berlino street art, un reportage (1 di 4)

Nel 2013, da un’agenzia che si chiama ‘Alternative Berlin Tours’ ho comperato un biglietto per un tour guidato ai graffiti della città e, di seguito, potete leggere il meglio di quell’esperienza.

Mercoledì, ore 12:00, sotto una delle tettoie di cemento bianco ai piedi della Torre Della Televisione. La guida fa l’appello. Un ventaglio di persone attorno a lui: basso, k-way, cappellino nero sugli occhi, zaino in spalla. Apre le braccia, come di fronte a una telecamera:«How you doin’ guys? Mi chiamo Adrian e oggi sarò la vostra guida». Dal modo in cui pronuncia il suo nome, ‘edrian’, e dalla gesticolazione, mi sembra di poter dire che è americano.

«Amo i graffiti da quando sono bambino», dice, «Le risorse che userò per presentarvi l’arte dei graffiti a Berlino sono il mio interesse per la materia e la conoscenza personale di questa città, accumulata negli anni».

Adrian comincia offrendoci il quadro generale: nelle città europee la storia dei graffiti nasce sulla scia di New York, dove nasce tra gli anni ’70 e ’80 e si diffonde grazie alla musica hip hop e a film come I guerrieri della notte. A Berlino, che ai tempi della Guerra Fredda era la frontiera tra Est ed Ovest, l’arte di strada si contamina con i temi politici locali.

«Dalla parte ovest, il Muro era tutto graffitato», chiarisce, «La gente usava il muro per sfogarsi, ci scriveva qualsiasi cosa. Una libertà che dalla parte della DDR mancava. Sul lato est, il Muro era bianco, pulito»

Le cose cambiano nel 1989, anno dell’apertura del Muro. Gli studenti e i movimenti di protesta giovanile, che ad ovest occupavano quartieri umili come Kreuzberg, si riversano ad est, a Prenzelauerberg, a Friedrichshain, dove appartamenti, addirittura interi palazzi sono temporaneamente abbandonati: luoghi perfetti da occupare.

La diffusione geografica dei graffiti segue quello stesso movimento: Berlino est -mi colpiscono le parole di Andrian perché rivelano un’idea pittorica e occidentale di mondo comunista, -agli occhi dei nuovi arrivati si presenta come una tela vuota.

In questo nuovo mondo, tutto da dipingere, fiorisce un’incredibile cultura dei graffiti, alimentata dai movimenti di protesta giovanili locali che, al radicalismo politico, aggiungono l’esibizionismo della cultura hip-hop. Farsi vedere.

Con i palmi alzati ci indica le facciate e i tetti delle case. Quella tra i writer, ci spiega Adrian, è una gara a chi vola sopra gli altri: «Si tratta di lasciare un segno, nel posto più visibile possibile, per dire a tutti ‘hei guardatemi, sono qui’».

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Non indicava  tetti a caso, bensì segni su una trave esterna del sottopassaggio della metro: «Ecco, quei pugni chiusi, lì in cima, sono il segno di riconoscimento di Kripoe».

Attivi tra il ’95 e lo ’05, Kripoe e la sua crew, CBS (cow boys, n.d.r), sono la prima esperienza importante nell’arte dei Graffiti. Quei pugni rappresentano una rielaborazione del concetto di ‘lotta’, ‘protesta’, ‘potere al popolo’. È il primo grande writer berlinese e alza subito l’asticella della gara con un segno onnipresente e riconoscibile.

Quei pugni in Alexanderplatz, però, non sono l’unica cosa che Kripoe e i CBS lasciano in eredità. C’è un altro ambito dei graffiti che riescono ad innovare. Uno dei bersagli preferiti delle azioni di bombing sono le carrozze dei treni; le fiancate sono una tela invitante. Ma a Berlino la metropolitana non è pubblica, appartiene alla BVG, un’azienda che ha dimostrato di riuscire a perseguire legalmente ed efficaciemente chiunque sia colto in flagranza di reato.

«Kripoe e i CBS si inventano lo strumento giusto per riuscire a fare bombing sui vagoni appena fuori dalle stazioni della metropolitana: si costruiscono una ‘dresìna’. Un carrello locomotore a mano. Uno di quei carrelli a manovella che usa Willy Coyote per rincorrere Bip Bip sulle rotaie».

A quanto pare, sono riusciti a diventare così famosi che, allo scioglimento della crew, è stato organizzato un funerale. Hanno messo  i ferri del mestiere, stencil, bombolette, dentro una bara, portata poi in processione. Pare che, accodate al corteo funebre, ci fossero quattro, cinquecento persone.

«Oggi la crew è defunta. O forse», Adrian sogghigna sotto il cappellino, «A giudicare dalla brillantezza di quel giallo, esce di notte per ritoccare le sue tag».

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