Maschile italico

Le rappresentazioni narrative dei temi che parlano di identità di genere si sono fatte sempre più fluide, aperte, complesse. Anche in risposta a una mutata sensibilità del pubblico (la singolarità è ormai, e giustamente, la base per ogni discorso), occupano un posto centrale nel dibattito sul rapporto tra i sessi e l’immaginario. Il tema dell’identità di genere è cresciuto, si è confrontato con i cambiamenti avvenuti negli ultimi dieci anni, e oggi per certi versi sembra l’unico modo di parlare in maniera non convenzionale di desiderio, affettività e relazioni.

Le storie gay, in particolare, le storie di ‘coming out’ e ‘coming-of-age’ possiedono dei veicoli narrativi potentissimi, universali, che gli scrittori maschi eterosessuali italiani non hanno digerito del tutto. Forse non abbiamo nemmeno iniziato a masticare.

Una carellata, del tutto personale, delle cose migliori visionate di recente.

Tomboy (2011), di Cèline Sciamma, è incentrato sulla scoperta di sé. Una ragazzina si atteggia a uomo e mette in atto una serie di espedienti per fare credere, alla ragazza che le piace, di essere un maschio. Mano mano che il rapporto si fa più stretto la bugia non è più sostenibile e lei stessa deve affrontarne le conseguenze: deve togliersi la maschera e rivelare chi è. La cosa molto bella di questo film è l’incredibile apertura mentale del genitore che una volta compresa la natura della figlia lo incoraggia con severità sulla strada giusta: “Guarda, se ti piacciono le donne, posso anche essere d’accordo. Ma non sei un maschio e devi dirlo”.

La difficile conquista della propria identità è il nocciolo di Pariah (2011, scritto e diretto da Dee Rees) in Italia non è ancora uscito, ha vinto l’edizione 2011 del Sundance Festival nella categoria film drammatici. Racconta la storia di un’adolescente afroamericana, omosessuale, in un quartiere di Brooklyn. La lotta per affermare la propria identità porta allo scontro con la figura genitoriale -la madre è il modello in opposizione al quale si costruisce il comportamento della figlia- fino a una rottura che conduce alla situazione di ‘paria’, termine con cui nella struttura sociale indiana si indicavano i fuori casta.

In Le migliori cose del mondo (2010) di Laís Bodanzky, omosessualità, omofobia, frequentazione di prostitute e dipendenza dai propri sentimenti vengono messi sullo stesso piano, quello dell’identità di genere, e portati al giudizio di un ragazzo di quattordici anni, costretto a chiedersi qual è il valore delle cose. Un film coraggiosissimo, maturo, sincero. Un film per ragazzi.

L’Italia può vantare almeno una produzione molto buona: Viola di Mare (2009) di Donatella Maiorca, racconta la storia di un matrimonio tra due ragazze in una Sicilia mitica e patriarcale. Le due affrontano una vita da uomo e ne superano a modo loro tutti i riti di iniziazione. La lotta per la scelta del proprio soggetto d’amore in contrasto con la potestà paterna. Quella per mantenere la propria posizione di potere sul luogo di lavoro. Il matrimonio. La leva militare, una gravidanza e infine il seppellimento del partner costituiscono una parabola di esplorazione e affermazione di sé molto intensa, dura e liberatoria.

Sul versante letterario, da Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli a Generations of love di Matteo B Bianchi, passando per Giorgio Paterlini, fino a La vita sessuale dei supereroi di Marco Mancassola, le ‘minoranze’ in Italia hanno lavorato molto su se stesse, ha sdoganato, liberato, riflettuto, e ora sembrano in grado di osservare con occhi lucidi vent’anni di Berlusconismo e cinquant’anni di porno di massa. Non sembra un caso che una delle narrazioni più potenti del 2012, Resistere non serve a niente di Walter Siti, incentrata sullo smascheramento impietoso del rapporto tra denaro e sessualità, sia opera di uno scrittore omosessuale.

E il maschile eterosessuale italico?

Dopo vent’anni di Berlusconismo e cinquanta di rivoluzione sessuale e pornificazione dei costumi, abbiamo noi maschi eterosessuali fatto i conti con noi stessi? Abbiamo considerato lo iato esistente tra l’ideale che ci viene richiesto, la figura dell’ineccepibile padre di famiglia, e la qualità dei nostri desideri? Siamo riusciti a toglierci la maschera? Siamo riusciti a capire da dove viene la violenza del nostro discorso del desiderio? Siamo riusciti, almeno, ad accettarci? Due tentativi recenti di svelare: Marco Cobeddu con C.U.B.A.M.S.C. e Stefano Sgambati con Fenomenologia di Youporn; ho l’impressione, però, che nonostante il coraggio nel raccontare la sessualizzazione del corpo maschile, non riescano a separare tutti i fili che da lì si diramano al quotidiano. Forse questa difficoltà di raccontarsi, questa opacità, è proprio il nocciolo della questione maschile in Italia. Una vergogna che diventa anche questione di lessico: quali parole potranno lealmente narrare, senza offendere, senza cedere alla tentazione di scioccare? Ci teniamo la foglia di fico. La vita di una persona può andare a pezzi. Diversamente da quelle pubbliche, le vite private di Berlusconi e Rocco Siffredi non sembrano invidiabili.

Uscito sul diario pubblico di Pordenone Legge qui. La fotografia si intitola ‘Coming of age’ ed è di proprietà di Elena Montemurro.

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