Il giorno dei regali

søren bidstrup, la famiglia del fotografo la mattina presto durante una vacanza a Jesolo
Søren Bidstrup, World Press Photo ’13, per la categoria “reportage dalla vita quotidiana”.

Vi capita mai che da un improvviso squarcio nel cielo nuvoloso la GRANDE GRATTUGIA e il GRANDE PEZZO DI CACIO comincino a grattare una pioggia di formaggio sul  piatto di maccheroni che è la vostra vita?

A me è cominciata così. Ero al lavoro, sabato notte, che ascoltavo Babylon Radio 2 e mentre Carlo Pastore parlava di Freschezze e Bella Musica® non ti sento: “Al primo che commenta questo post regaliamo due biglietti per il concerto di Azaelia Banks all’Alcatraz di Milano”?
Ero già lì, sulla loro pagina. Poi ho telefonato a Miriam, “Ciò due biglietti, andiamo o no?”
IMG_9258Uno dei motivi per cui amo Miriam è che non ha detto, E chi è Azaelia Banks? Oppure, Musica hip-hop? Che merda. No! Miriam ha fatto spallucce (l’ho vista anche per telefono): “Andiamo!”. Solo il giorno dopo, aggrottando un po’ le sopracciglia: “Ma è quella dell’harlem shake?”
“Mmmm yes”
“Be’, andiamo lo stesso”
Frugando su Google abbiamo scoperto che a Milano, negli stessi giorni, alla galleria Carla Sozzani in Corso Como è allestita la mostra gratuita del premio di fotogiornalismo World Press Photo 2013.  L’ultimo dei regali è stata la compagnia del vecchio amico Filippo, che ci ha ospitato.

La mostra ha entusiasmato Miriam e anche a me è piaciuta. Il meglio del meglio della fotografia giornalistica del 2012, credo. Un bel po’ di Siria. Su tutti, lo scatto di Fabio Bucciarelli: ad Aleppo, un uomo guarda dentro il lunotto posteriore di un furgone e vede, lungo disteso, quello che sembra un cadavere. La mia sezione preferita è stata “reportage dalla vita quotidiana”, in particolare lo scatto di Søren Bidstrup. Lo trovo incantevole, inattaccabile sotto tutti i punti di vista. Una scena in movimento, con un primo  e un secondo piano. Il tabù dell’intimità genitoriale scardinato in un modo così naturalista e indolore. Sarà che sfiora i temi di cui parlo nel libro di storie che sto preparando, l’ho trovato uno scatto di un realismo toccante.

…Trovo strano chequalcuno sia pronto a spendere grandi parole per le celebratissime cantanti nere del jazz ma non a dare una possibilità a una cantante nera di oggi. Azealia è una sgallettata di Harlem, appena vent’anni e già in giro per il mondo con la sua musica. Che forza vederla cantare: “bitch the end of your life is near” sulle basi di dj Cosmo.  Interessante decostruire i segni della sua maschera di artista e un piacere riascoltare i suoni di New York.  Pezzi come 212, Esta Noche, Yung Rapunxel ci hanno fatto ballare come se avessimo diciotto anni. I telefonini accesi ondeggiavano in pista come un cielo stellato riflesso sul mare. Quando siamo usciti dall’Alcatraz, tenendoci per mano,  in cerca di un kebab, io e Miriam non facevamo che ripetere: “Giorno dei regali, che bello, che bello”.

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