il genio del luogo

A San Lorenzo si arriva costeggiando la stazione Roma Termini, lungo via Marsala in direzione della Tiburtina. Si cammina lungo l’antica cinta muraria rossa, un chilometro o giù di lì, fino a quando si apre la porta del quartiere. Mi sono inoltrato a casaccio nel labirinto di strade in mezzo ad alti palazzoni e mi sono perso lentamente.  L’università lì dietro. Arte di strada piuttosto complessa e stratificata. Minuscoli atelier. Un mercatino dell’ecosolidale, fastfood etnici, taverne, pizzerie, baretti, associazioni culturali e strani negozi (l’incrocio più interessante: un salone di bellezza che è anche un negozio di dischi) fino a quando sono arrivato al centro del quartiere: la piazza dell’Immacolata di fronte alla chiesa. Mi sono seduto sulle panchine di pietra, beandomi del panorama, e ho aspettato che il genio del luogo si manifestasse. Ero sicuro che sarebbe successo e così è stato. Qualche turista capitato come me da quelle parti. Un gruppo di anziane signore, dentro un garage, sorvegliava uno stendipanni con vestiti appesi discutendo animatamente di politica. Uno straccione steso per terra. Due o tre ragazzoni in pantaloni di tuta, camicia e occhialoni da sole, le mani sotto le ascelle e le capigliature in ordine. Una bella bionda accarezzava un cane nero e studiava degli appunti. Poi un gruppo di ragazzi ha portato in mezzo alla piazza un divano in pelle nera, un tavolo, una piccola radio portatile, delle fragole. E un tappeto persiano sui cui è stato posato un leggìo di metallo. E si sono seduti là a mangiare fragole. Il ragazzo seduto a un paio di metri da me è ammutolito. Stava  chiacchierando al telefono con una donna e dopo cinque dieci secondi di silenzio: “No, scusa. È che ce sta uno. Ha acchittato un divano qui in piazza. Non so a fare che. Sta là”. Poco alla volta molte persone si sono avvicinate. Da un gruppo di turisti se n’è staccata una con la gonna svolazzante e una macchina fotografica con obiettivo che pareva un cannone. Un vecchietto con un giubbino in jeans e le mani in tasca. Una ragazza mora con gambe slanciate e pantacollant neri come i capelli lunghi si è avvicinata e ha passato un dito sul tavolo e ha sorriso al ragazzo. Andavano a chiedere che cosa facessero. Personalmente non mi sono avvicinato. Mi sembrava chiarissimo. Mangiavano fragole, seduti su un divano di pelle nera, in mezzo alla piazza.

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