Walter Siti, il realismo è l’impossibile

Realismo non è descrivere dettagliatamente il quotidiano; al contrario un procedimento artistico, un gioco d’artificio con regole complesse, volte a dare la sensazione di verisimile, più vero del vero:

“Un aneddoto forse spurio ma ben trovato tramanda che il pubblico abbia mugugnato ‘Stasera è morto male’ alla fine dell’ultima recita del Malato Immaginario, quando Molière ebbe davvero lo sbocco di sangue che lo condusse a morire poche ore dopo”.

In questo libretto di ottanta pagine, sono passati in rassegna gli strumenti dell’arte, i trucchi del mestiere più usati da Siti nelle sue opere (tra gli altri: dettaglio e simbolo, lo straniamento, la sfida ai codici mimetici, densità e surdeterminazione).

Percezione e abitudine sembrano i termini chiave: al pari del procedimento artistico secondo Viktor Šklovskij, anche il realismo di Siti sembra avere per fine squarciare il velo dell’abitudine per far apparire la realtà.

Al centro del gioco, lo scrittore e il suo rapporto con la realtà, della quale intende -niente meno che- dare un significato.

Il realismo è l’impossibile, forse, nel senso che “oppone la realtà alla Realtà. Lo scrittore realista è una scimmia della natura ma anche uno stolto demiurgo che cerca di mimare una Creazione che non conosce”.

Ogni tanto succede che due aerei s’infilano nelle Torri Gemelle e il reale, l’elemento incongruo, con tutto il suo potenziale destabilizzante, fa capolino nelle nostre vite e allora percepiamo un brivido lungo la schiena.

Quel brivido lì, mi sa, è il realismo.