E il mio non è mai un vero arrivo…

Già da alcuni giorni sono qui, veramente qui, veramente di nuovo a Parigi, e tuttavia la gioia e la paura dell’arrivo non sono ancora passate. A volte, addormentandomi, rivedo la Kölner Gasse imprigionata sotto il terrapieno della ferrovia, dal quale il treno non voleva partire -si fermava a lungo, tornava indietro, si fermava di nuovo… Mi sveglio di soprassalto in Belgio, fra le luci degli altoforni e il loro riverbero sulle facce e sui bagagli di un popolo straniero, che viaggia di notte, da una città all’altra, fra mezzanotte e le quattro, e parla in un francese torpido e insonnolito, finché, verso mattina, mi addormento tra le nebbie dei fiume de L’Ile-de-France. È dolce addormentarsi quando questa creatura, che si chiama Isola di Francia, si sveglia con i suoi folti boschetti da paesaggio eroico, con le sue rive che si ingiocchiano, si accovacciano sotto il cielo basso. Mi sveglio prima che il treno entri in stazione. E il mio non è mai un vero arrivo.

[‘Scuola di giornalismo’ in ‘L’arte di andare a passeggio’, Elliot edizioni 2011]