Gli giro attorno come fosse l’albero della cuccagna

Apre la porta con la solita chiave. Mi dà un’occhiata severa e dice:-Sembri invecchiata, Virginia-. -Anche tu, -dico io anche se non è cambiato neanche un po’.
Si sistema in cucina  perché i bambini sono sparsi a dormire dappertutto. Gli sciolgo la cravatta e gli offro un sandwich freddo. Lui mi dà una pacca sul sedere per controllare che sia ancora sodo. Gli giro intorno come fosse un albero della cuccagna, baciandolo nel percorso.
-Non mi è paciuto molto l’esercito, -dice, -La prossima volta andrò nella marina mercantile-.
-Quale esercito?, -dico io.
-é lo stesso più o meno dappertutto, -fa lui.
-Non mi sorprende affatto, -dico io.
-Ho perso il gemello del polsino, maledizione, -fa lui, e si inginocchia a terra per cercarlo. Anch’io mi metto in ginocchio, ma so che non ha mai avuto gemelli da polsino. Eppure farei qualsiasi cosa per lui.
-Ti ho fatto vedere il paradiso quella volta, eh?, -dice ridendo. E prima che possa mettermi appena comoda su quel lineoleum a quadretti, mi salta addosso, e la verità è che siamo così felici che dimentichiamo ogni precauzione.

[Grace Paley, Tutti i racconti, Einaudi, pag. 62]