Due gatti, entrambi ciechi da un occhio, mi perseguitano

‘Sì. Ci sono due gatti, entrambi ciechi da un occhio che mi perseguitano’ continuò lentamente, tenendo le palpebre chiuse.
Shunsuke rise piano e Nami riaprì gli occhi, offesa.
‘Ma quelli sono gatti veri. Pare che sia stato un cliente italiano a ridurli così. Era qui in vacanza con la moglie li avevano sentiti litigare. Poi lui, infuriato ha aggredito i gatti di lei cavandogli gli occhi. pare che la donna gli avesse confessato di essere affetta da una malattia che di lì a poco le avrebbe fatto perdere la vista. Secondo lui menomare i gatti specularmente era un modo renderli inseparabili, costringerli a compensarsi a vicenda. Proprio come lui avrebbe voluto fare con la moglie. Un gesto d’amore e disperazione, insomma (…)’.

[Francesca Scotti, Qualcosa di simile, pag. 78, Pequod, 2011]