L’arte di andare a passeggio, di Franz Hessel

Conoscevo Franz Hessel per  alcune vecchie letture. Elena Agazzi lo cita con evidente piacere in Berlino. Piccolo manuale di viabilità letteraria. Flavia Arzeni include uno dei suoi pezzi, L’assennata Nefertiti, in Berlino. Un viaggio letterario. Lo scrittore Henri-Pierre Roché racconta nel romanzo Jules et Jim un triangolo amoroso in cui furono coinvolti Franz Hessel e sua moglie, la pittrice Helen Grund, opera che più tardi Truffaut tradusse in film. Visse a Vienna, Monaco, Berlino, Parigi. La caleidoscopia Parigi degli inizi e prima metà del ‘900, brulicante di tendenze, energie, stimoli da assorbire e personalità con cui confrontarsi. Conobbe pittori del calibro di Picasso. Collaborò con Walter Benjamin per una vita; insieme tradussero una parte della Recherche di Proust. Amò il popolo affaccendato nella vita di tutti i giorni. E per di più quel titolo, L’arte di andare a passeggio, mi veniva incontro proprio nel momento in cui partivo per andare a passeggio. Mi è arrivata la proposta di parlarne, pochi giorni prima di volare a San Francisco, il punto di partenza stabilito per il mio viaggio in autobus fino a Città del Messico, e ho  accettato con entusiasmo. Ho cominciato a leggerlo prima di partire, e in viaggio, mentre decidevo di scendere dall’autobus in qualche località anonima nel deserto del Vizcaino o mentre con la mappa in mano cercavo di decidere da quale verso prendere Città del Messico, mi ritornavano a mente le parole di quel tedesco con “l’aspetto di un Buddha: sorriso mite, testa rotonda e calva” .

La strada è dunque una specie di libro. Leggila. Non giudicare. Non scegliere troppo in fretta ciò che è bello o brutto. Sono concetti così inaffidabili! Lasciati ingannare e rapire dalla luce, dall’ora dal ritmo della tua andatura. Diventa massa. Unisciti per un po’ ai cortei Se hanno chiuso il negozio proprio in quel momento, oppure se i posti a teatro sono esauriti, rimane per un po’ lì in piedi, come se aspettassi qualcuno. Questi finti scopi non deturpano la bellezza del tuo agire senza scopo.

O ancora

Se durante il tuo tragitto vuoi osservare una certa cosa non precipitarti su di essa con troppa avidità. Ti si sottrarrebbe. Lascia anche a essa il tempo di notarti. Ci si guarda negli occhi anche con le cosiddette cose. Al contrario, nel caso degli uomini è consigliabile osservarli senza frasi notare. Così mostrano spontaneamente la loro vita, che a un bell’incrocio di sguardi, per difesa, nasconderebbero.

Locandina del film Jules et Jim

Di ritorno da un mese di americanità, sento che é bello, oggi, imbattersi in uno scrittore così demodé, così “cittadino europeo” come Franz Hessel. Sfogliando la raccolta di articoli L’arte di andare a passeggio, curata da Eva Banchelli, mi sembra di capire che il tema serpeggiante in molte pagine è descrivere la città (in questo senso, un pezzo fulminante è Diario parigino). Questo interesse per la descrizione delle strade e della vita urbana arriva a Hessel dalla cultura del passeggiatore romantico decadente. Vi ricordate Oscar Wilde che scendeva in strada con un giglio in mano per rendere più bella la città? O i sonetti di Charles Baudelaire che celebrano visioni di una Parigi viziosa e maledetta? O L’Uomo Della Folla di Edgard Allan Poe? Franz Hessel nasce soltanto qualche generazione più tardi. Inoltre, come si è già detto, ebbe un sodalizio duraturo e creativo con il connazionale e berlinese Walter Benjamin. Il rapporto tra i due tedeschi è molto interessante, sembrano due pianeti interdipendenti; li unisce anche la stessa morte: avvenuta per mano dell’antisemitismo nazista. Anche Benjamin stava mettendo a punto l’opera di descrizione delle vie di Parigi, i Passages, e faceva altrettanto per Berlino con quello stupendo libro di memorie collettive e urbane che è Infanzia berlinese attorno al millenovecento, giusto qualche anno prima che le bombe degli Alleati cancellassero per sempre gran parte della capitale del III Reich. Il più famoso Benjamin, fece della sua scrittura una prosa d’arte. E se Benjamin passò alla storia, Hessel visse e vive nell’ombra. Interpreta gli stessi temi ma nella forma del feuilletton. Narrativa breve, si potrebbe tagliare corto così. Scritture a metà tra il pezzo di costume e l’autobiografia, adatte ai giornali più che ai libri, che raccontano la vita culturale delle città in cui visse e lavorò. Il personaggio di Franz Hessel, in mezzo a tanti campioni della letteratura e della Storia, sembra collimare con la figura dell’uomo riservato, mite, apparamentemente innocuo e poco influente. La stella minore. Dietro quest’immagine di superficie si cela invece una personalità complessa, raffinata, per certi versi perfino bizzarra (“Franz Hessel ha vissuto a lungo a Parigi e ne ha nostalgia. Lo incontro a Monaco, in cielo splende il sole. Lui però ha l’ombrello aperto, i pantaloni rimboccati. ‘Perché mai, signor H.?’ -’A Parigi piove’ risponde lui” ), nutrita di sfumature e capace di comprenderle.
Stavo sfogliando il libro per concludere, in cerca di un buon aneddoto che potesse sia esemplificare bene la flânerie, l’arte di andare a passeggio quasi senza scopo, come interpretata da Franz Hessel, sia raccontare la delicatezza della sua indole. Ecco, mi viene in mente che sugli stessi marciapiedi, nel medesimo trentennio, passeggiavano anche Simone De Beauvoir e Jean Paul Sartre, due borghesi in cerca di esperienze bohémien. E poi lo spaccone Ernest Hemingway. Quanti altri ancora? Impossibile dirlo: al tempo, la capitale francese, pareva la New York dei nostri tempi. Comunque. Nei capitoli iniziali di Fiesta, il romanzo di esordio di Hemingway, troviamo il protagonista, Jake, alla prese con una prostituta, che tratteggia come una popolana ubriaca. Oppure, ne L’Età Forte, di Simone De Beauvoir, la grande femminista ci racconta di quando Sartre paga una donna per guardarla spogliarsi ma, con intellettuale contegno, non ci fa niente. In Diario Parigino, anche Hessel racconta di una venditrice di sesso, ma nel suo racconto tratteggia un ritratto pieno di umanità e ironia, a tutto tondo. Ne racconta la storia e le ambizioni. È una sua amica, e non se ne vergogna. In compagnia di un amico pittore la porta spasso, rassicurandola che non le avrebbe comportato alcuna perdita economica.

l’aspetto di un Buddha: sorriso mite, testa rotonda e calva