Svendita alla Rinascita di Portoni Borsari

Ha chiuso martedì scorso la vecchia libreria Rinascitadi corso Portoni Borsari qui a Verona, ed è partita la svendita dei resti di magazzino, che durerà fino al 23 di Dicembre. Ieri siamo passati a dare un’occhiata, Miriam e io, e fa pena veder chiudere così una libreria storica. Una tristezza passeggiare tra copie di classici invenduti mentre con l’orecchio si ascolta la proprietaria che chiacchiera un po’ mestamente con i vecchi clienti abituali e risponde a un’anziana: «No, no signora. Non apriamo nient’altro, è proprio finita». Ho passeggiato per un po’ tra gli scaffali, intravisto le lettere di lord Byron dall’Italia e un romanzo di ETA Hoffmann, e le ho prese in mano ripensando alla prima volta che avevo messo piede lì: quindici anni fa, quando frequentavo il liceo classico lì, in fondo a Corso Sant’Anastasia. Un giorno invernale, quando questa città per me che vengo dalla provincia era ancora una scoperta, avevo saltato le lezioni per paura dell’interrogazione di chimica. Ho trovato rifugio in questa libreria, tutta nascosta come una stanza del tesoro nei dedali del centro storico veronese, e ho passato un paio di ore chino a osservare e sfogliare titole di poesia. Mi ero convinto di voler essere un poeta, e per assomigliare a Rimbaud o Dylan Thomas, mi sono inventato un destino post-adolescenziale di tristezza, introversione e maledettismo di stampo ottocentesco. Oggi, per fortuna, vivo molto meno i miti letterari e di più la mia vita. Ciò che allora come adesso non cambia è che ho meno soldi di quelli che vorrei da spendere in libri, e così crollano pezzi di passato, sorpassati dal presente. Guarda caso, pare che a breve aprirà una nuova Feltrinelli, con molta gadgettistica, cancelleria, patatine, gelati e pile di Harry Potter o Cotto e Mangiato alte come la Torre dei Lamberti. Si può pensare cinicamente che esistono casi virtuosi, di librerie che si sono evolute, specializzate in un settore, come la Gulliver di via Stella, che ha fatto di sé la libreria del viaggio a Verona, e offre qualcosa che nessun altro rivale offre. Eppurele domande poco rassicuranti non retrocedono: come saranno le librerie del futuro? Una specie di centro commerciale del mercato culturale, com’é FNAC? Esisteranno ancora lettori fra cinque anni? E infine, l’ultima e più sinistra, ha senso continuare a scrivere? Trattandosi di amore, almeno nel mio caso, be’, posso dire che non importa, tanto lo farò lo stesso.