Da Union Square a Times Square

…Prime esplorazioni. Da Morgan Av., Brooklyn,  ho preso la linea “L” in  direzione Manhattan. Dopo la fermata Bedford Av., l’ultima a Brooklyn, si attraversa l’East River e si arriva in the city. Sono sceso a Union Square, piazza di marcato, bancarelle con frutta e verdura bio, una statua di Jefferson, degli alberi, degli scoiattoli. Scoiattoli dappertutto. Corrono su e giù dagli alberi. A velocità pazzesca. Si litigano le briciole che cadono dalle merende delle persone sedute sulle panchine. Corrono da un albero all’altro e sembrano nevrotici come i new yorkesi.  Da Union Square mi sono diretto verso nord e senza saperlo sono arrivato a Times Square. Anche se erano soltanto le undici di mattina di un martedì, tutto quel dispendio di immagini e pubblicità mi ha fatto sentire solo, provinciale,  timido. Times Square, in effetti secondo me, intimidisce. Non sai come comportarti in mezzo a tutta quella gente, che sono poi turisti come te, Joe e Sandy, in viaggio di nozze da una cittadina dell’Ohio, che si scattano un’istantanea sotto uno dei giganteschi schermi luminosi che replicano la loro pubblicità preferita.  Qui la folla, la città, e la somma di tutti i suoi rumori raggiunge il massimo del fragore, un indistinto vociare, spezzato qua e là da colpi di clacson dei taxi che suonano ai pedoni -raramente aspettiamo il nostro turno per passare. Giovani neri strillano con in mano il cd autoprodotto della loro crew, te lo mettono in mano e ti chiedono, Vuoi ascoltare il miglior disco hip-hop dell’anno? Qualcuno sventola i biglietti di West Side Story, un bagarino forse o semplicemente uno che al musical non ci vuole più andare?  I Ragazzi della Ah-Ah Comedy Club si son messi dei cartelloni pubblicitari addosso e indicano la traversa dove bisogna inoltrarsi per il miglior show comico di tutta Broadway, lo show che non avete ancora visto. Un Backpacker vende preservativi con la faccia di Obama, una ragazza in un angolo suona una chitarra con foga e si sgola per farsi sentire, ma nonostante i suoi sforzi, la voce arriva distorta, sottovoce, e lo stesso quella del volontario che aspetta il tuo sguardo per catturare la tua attenzione e chiderti di contribuire con un dollaro alla fondazione che vuole dare un tetto ai senza tetto. Se esiste inquinamento acustico, Times Squarer è il posto più inquinato del mondo. Ma non è solo il vociare della folla per farsi sentire. Non è solo il motore dei taxi e il brusio costante della cità. Sono le immagini a essere assordanti. Le pubblicità, gli schermi, i jingle, invadono, civilizzano, non solo gli occhi, ma il naso, le orecchie. Ti contaminano i pensieri. Ti fanno girare la testa.