Brooklyn Heights

…Seduto su una panchina sulla promenade di Brooklyn Heights, a sinistra la statua della libertà, guardo  un traghetto che sta per attraccare a un pier. Acqua incendiata al tramonto, di fronte i grattacieli del downtown. Riconosco il Chrysler e l’Empire, ma forse mi sbaglio. Lo skyline di questa parte della città ha nomi precisi, conosciuti dalla ragazza seduta vicino a me che un momento fa litigava al telefono con qualcuno, senza degnare di uno sguardo la potente e arrogante Manhattan. Anche lei é Manhattan e non ha bisogno di guardarsi allo specchio per sapere chi é, anzi, proprio il fatto che di fronte a tanta bellezza lei può litigare al telefono é lo scarto tra lei e me. Questa visione del cuore dell’occidente mi illumina e mi educa. I miei desideri e i miei sogni mi hanno portato qui prima di conoscere come stridono i gabbiani sopra l’East River o sferragliano le gru sulla banchina sottostante, e zoppica il treno espresso a intervalli regolari sulle giunture dei binari, le ondate incessanti del traffico regolate dai semafori e il fiammeggiare del sole che ormai tocca il NewJersey e accende le vetrate dei grattacieli e le corde dell’Arpa d’Acciaio. E adesso che so tutto questo, ho bisogno di staccarmi, di lasciare questo posto, per rendermene conto

[Brooklyn Heights 03/09/09]