Egon Schiele, il suo tempo e sua sorella

Nacque nel 1890 a Tulln, cittadina nei pressi di Vienna. Suo padre fu ferroviere e fino alla sua morte i Schiele abitarono sopra la stazione ferroviaria di Tulln. I Schiele: padre, madre, Egon e tre sorelle.
Si tentò di avviarlo a studi tecnico-scientifici, campo in cui non dimostrò talento, diceva una didascalia. Gli venivano bene i disegni dei treni. E i ritratti della sorella, Gerti. Fu lei il soggetto più frequente nella prima fase creativa di Egon Schiele. Di alcuni quadri il titolo non chiarisce l’identità del soggetto, ma gli esperti sostengono che sia lei, Gerti.
Dopo la morte del padre, si trasferì presso uno zio a Vienna, dove riuscì ad entrare all’accademia delle belle arti,  pare proprio grazie ai ritratti della madre e della sorella. Capitale dell’Impero Asburgico, a Vienna si aggiravano persone del calibro di Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Sigmund Freud, Adolf Loos e Robert Musil.
Dopo Gerti c’è Wally.  Una modella che gli passò Klimt.  Diciassette anni, origini sconosciute. Di poco più grande di sua sorella, Wally Neuzil divenne modella e amante di Egon. Si sa così poco di lei, eppure è una delle donne più famose dell’arte occidentale: ogni studente dell’accademia, con tutta probabilità, ha un suo poster in camera, o comunque ne riconoscerebbe lo sguardo.
Wally  ed Egon, a Krumlov, un paesino in Boemia che diede i natali alla madre, destano scandalo presso i vicini perché si dedicano al loro modo ad una sessione di pittura en plain aire.
Nel 1912 a Neulengbach fu incarcerato con l’accusa di averrapito e stuprato Wally. Fu scarcerato ventiquattro giorni più tardi. Cade l’accusa di rapimento e di stupro, resta l’etichetta di pornografo.  C’è un diario dal carcere, edito in Italia da Skira, su cui annota i suoi pensieri e si sfoga. E si proclama innocente.
Finché passeggiavo tra le opere della mostra, la domanda che mi facevo era: pornografico, perché?
Nudo di donna con la gamba destra alzata (1915), in cui una ragazza che indossa solo un paio di stivali, stesa su un fianco, alza la coscia a beneficio del pittore.
Eppure la sua pornografia non è godereccia. Io non definirei goduriose le sue lolite. Sono semmai troppo sincere. Mi fanno l’effetto di “troppo realistico” di una persona sconosciuta che senza preavviso, nel mezzo di una discussione, mi fornisce dettagli su come si masturba.
Mi colpisce, anzi, fatico a dimenticare che, così si dice, il nucleo emotivo dellae sue prime fasi fu la sorella: Gerti. Lo trovo naturale, quasi inevitabile per via della vicinanza, eppure mi disturba. Wally era una Gerti di qualche anno più grande, e legale.
La maturazione artistica del pittore, a leggere le didascalie della mostra, coincide con il suo legame sentimentale con Edith Harms, la donna adulta che seppe calamitare le sue attenzioni.  Dopo di lei, i soggetti dei quadri di Schiele smettono di essere “femmine imberbi, tutte occhi e genitali”, e dedite a carezze clitoridee.
Povera, Wally. Egon la lascia e a quanto se ne sa,  si arruola come crocerossina nell’esercito e in guerra trova la morte, mentre Egon in Edith trova l’amore.
In Nudo Disteso (1917), una ragazza è adagiata su un lenzuolo con un braccio dietro la schiena e le cosce spalancate. Si lascia guardare senza pudore, anzi, tutto in lei invita a osservarla. Sembra un fiore aperto. C’è qualcosa nel suo sguardo, uno sguardo non sorridente, non compiacente. Una donna, non una bambina. Una donna adulta nel pieno della sua cosciente femminilità.
Il pittore muore di febbre spagnola nel 1918, tre giorni dopo sua moglie Edith. Lui aveva la sifilide, come suo padre, lei era incinta. Chissà se lo sapeva. Chissà questo come avrebbe cambiato la vita di Egon.
[riflessioni a margine della mostra ‘Egon Schiele e il suo tempo’]

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