A Berlino le tracce della storia

A Berlino le tracce della storia- immagini dalla città nel ventennale della caduta del Muro di Berlino. Così si chiama la mostra fotografica di Ursula Swoboda, presidente dell’istituto di cultura italo-tedesca/Goethe Zentrum cittadino, inaugurata ieri 07/10/09 nella chiesa di San Giorgetto in piazza Sant’Anastasia, a Verona.

La mostra fotografica merita di essere vista, a mio parere, anche se non è del tutto soddisfacente. Alcuni degli scatti sono dedicati alla ricostruzione di Berlino, parlano dell’ansia di futuro tipica della capitale tedesca, dove ieri c’erano spazi vuoti e incolti oggi ci sono palazzi moderni e cattedrali di vetro e di acciaio. Le fotografie sono eleganti, molto ben fatte, la cura per il colore e le geometrie è evidente, ma quella proposta è la faccia di Berlino che mi piace meno.

Sono un malato di nostalgia, faccio fatica a vedere la disneyificata Potsdamer Platz come qualcosa di bello, mentre un viale come Karl Marx Allee, severo, sinistro, tetro, in fin dei conti io l’ho trovato talmente brutto da essere di mio gusto. Tra questi scatti ce n’è uno interessante: su uno sfondo di palazzi moderni, c’è una giostra zuccherosa e pacchiana con i cavallini che sembrano decorazioni di una torta. La Berlino che ho visto io è, in effetti, al contempo un parco dei divertimenti, per via dei suoi caffé, bar, locali, discoteche, birre, droghe, ballerine e feste, gallerie d’arte, e la capitale civile, burocratica della Germania unificata.

Un secondo ciclo di scatti è dedicato al Muro. Può essere l’occasione, per chi a Berlino non ci è mai stato, di vedere le foto di alcuni tra i graffiti più importanti e significativi della recente storia europea. È il caso, ad esempio, del bacio mozzafiato tra il presidente russo Breznev e Heinrich Hoenecker, il fu presidente della repubblica democratica tedesca. Quel bacio rappresenta il legame culturale, ancora oggi molto forte, tra Russia e Germania. La scritta in tedesco, sotto, recita: mio dio aiutami a sopravvivere a questo amore mortifero.

In un altro scatto si può vedere la faccia del filosofo Karl Marx disegnata sulle natiche nude di un cittadino della Germania dell’est, colto da uno dei feroci e famigerati cani da guardia della Volkspolizei, mentre sta tentando di scavalcare il Muro per raggiungere il paese della Cuccagna a ovest, ritratto come un mondo pieno di polli arrosto, Golf e negozi prezzolati.

Di questa serie, la foto che a me è parsa più significativa è l’ingrandimento del particolare di un graffito, che offre su sfondo grigio sagome di cupole, torri e casermoni che sembrano ruderi anneriti dopo un incendio. È l’immagine di Berlino che a me viene in mente, quando chiudo gli occhi e ripenso alla città. Il rudere urbano rispecchia la sua identità più sincera, secondo me. Un romanticismo post tutto, portato al suo massimo splendore malinconico dal film di Wenders, Il Cielo Sopra Berlino. Si avverte un po’ di quel sapore anche in uno scatto della mostra che presenta una roulotte abbandonata in primo piano , spigolosa nonostante gli angoli smussati, scalcagnata, un ammasso di lamiere graffittate come se fossero un muro. Sullo sfondo mucchi di detriti e un cartellone pubblicitario su cui campeggia lo sguardo fisso in camera di una donna seducente. Si disinteressa dell’uomo che le sta baciando il collo, fissa lo spettatore negli occhi.

Una mostra interessante, dicevo all’inizio, seppur non del tutto soddisfacente. Manca a mio avviso il coraggio di uno sguardo più personale, meno istituzionale, anche se capisco la necessità della fotografa di documentare, di voler dire qui è accaduto questo. Lo scatto più significativo, più intimamente berlinese, secondo il mio gusto personale, è la foto di una finestra con serramenti bianchi, contenuta in un cornicione da tempio greco, ridotto male, incastonato su un muro marrone screpolato. Al centro della finestra, dentro un portavasi bianco, spuntano dei fiori gialli, mezzi morti, quasi secchi. Questo tentativo mal riuscito di abbellire un muro grigio è tipico di una città che ha fatto della bruttezza il suo fiore all’occhiello.