Berlino invece è popolata di me, di Monika Maron

Berlino è invece popolata di me. A Berlino, se ne avessi voglia, potrei incontrarmi cento volte al giorno, a ogni età, raggiante di gioia o in lacrime, sola, in compagnia, innamorata, piantata in asso; dappertutto posso starmene accoccolata in attesa che io passi di lì. In una notte d’estate mi basterebbe camminare lungo la Schönhauser Allee, verso le quattro di mattina, per vedermi mentre, credo un po’ brilla, al fianco di un giovane – non so più neppure chi – prendo una bottiglia di latte da una cassa depositata di fronte a un negozio di alimentari, non senza lasciare i soldi giusti al posto della bottiglia, e mi bevo il latte, mentre proseguo. Quella notte aveva piovuto. La strada sotto i miei piedi nudi è tiepida e scivolosa di polvere bagnata dalla pioggia. Tengo i sandali appesi all’indice della mano sinistra. Se mi domandassero quali sono i posti di Berlino che preferisco, dovrei assolutamente nominare la Schönhauser Allee, una mattina d’estate, verso le quattro, tra la Stargarderstraße e la Milastraße. Ma chi potrebbe mai capirmi?

[Monika Maron, La mia Berlino, Bollati Boringhieri, 2005]