Consigli a rovescio, di Ermanno Cavazzoni

Se dovessi dare dei consigli ad uno a cui viene voglia di scrivere, gli direi: parti dalle interiezioni, che forse sono la parte più negletta della lingua scritta: ah, ahimè, porco cane eccetera, sono la parte più trascurata e invisa alla scuola. Gli direi: parti da un bel “oh perbacco”, da cui poi ne consegue qualcosa; non ogni persona dice “oh perbacco”, e lo si dice in situazioni particolari, con addosso una carica di sorpresa e anche di perbenismo, per cui c’è già tutto una abbozzo di personalità del personaggio parlante, che se avesse detto invece un “vacca d’un cane”, io lo avrei già classificato come un rozzo e un banale, con tutto quello che ne consegue, anche un po’ di schifo per una tale greve personalità. Preferisco in genere in tipi che dicono perbacco.

In ogni caso si ha non solo un abbozzo di personalità, ma è già partita una storia, perché dal perbacco (o dall’accipicchia, o da per la madosca, ecc.) si è già avviata una situazione e un movimento: “per la madosca”, disse Carlo…, e siamo già nel corso dei fatti, ma non come quei romanzieri che iniziano già in piena vicenda perché lo considerano più spregiudicato e moderno: “Era là, seduto al pianoforte…” (me lo sono inventato questo inizio, perché non avevo voglia d’alzarmi a cercare una citazione; dopo quando mi alzo la vado a cercare). “Era là seduto al pianoforte…”, e mi viene da pensare ma chi è questo lui? Non può uno che scrive precisare fin da subito di chi sta parlando? Con nome cognome, residenza ecc., e mi viene già l’impazienza e l’insofferenza.

Adesso mi sono alzato e ho preso un libro che inzia così: “Succedeva sempre che ad un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva”. Ma chi? dico io. E dov’è che succedeva? E poi quel sempre: ma rispetto a cosa? È un inizio che già mi mette il nervoso, si capisce che è stato ben pensato perchè sembri qualcosa d’improvvisato, come una visione che appare in mente; invece è evidente che l’autore c’è stato molto a pensare, poi si è detto: entro subito a storia avanzata che ci faccio bella figura. E non capisce, l’autore, che uno di sentimenti normali chiude il libro e ci rinuncia per sempre a proseguire (“guarda qua cosa sono andato a comprare “ pensa), perchè un inizio così gli ha già guastato il pomeriggio, e infatto la prova è che anche a me adesso mi ha preso un malanimo. “Succedeva sempre che alzava la testa… e la vedeva”.

Si noti che dopo che alzava la testa ci son tre puntini, “…e la vedeva”, e questa dev’essere una sottigliezza, che però ormai mi ha reso insopportabile anche solo stare in casa a leggere, e se fossi un depravato cocainomane e pedofilo, adesso andrei a buttarmi nella dissolutezza del vizio, magari ai giardini pubblici a insidiare una babysitter con la bambina. “Alzava la testa (tre puntini), e la vedeva”. Ma chi vedeva? Per la miseria! Che qui capisco che è una prosa raffinatissima, con quei tre puntini di sospensione e questo “la” di “la vedeva”, che dovrebbe essere una visione, ancora sfumata, in modo che uno dica: quale intensità! Questa sembra la Divina Commedia!

No, forse un lettore ben disposto dice: che pulizia di parole! Sembra che ci sia passata una scopa: “succedeva sempre, che alzava la testa… e la vedeva”, sembra che ci sia passato anche l’olio per i mobili, questo lo dico io, perché se invece cominciasse con “Per la madosca, disse tal dei tali, residente nel tal posto, vedendo tal dei tali, nome e cognome, titolo di studio eventualmente, se ha malattie, ad esempio l’epitoliosi squamosa, perchè quel per la madosca può esser nato dall’aver visto l’epitoliosi squamosa disseminata in zone come le ascelle o la piega tra braccio e avambraccio. Lo dico perchè la madosca implica già tutto uno stupore interpersonale, e così via. Quindi, riassumendo, consiglio di iniziare dalle imprecazioni, o comunque dalle interiezioni: “mamma mia!” ad esempio; sentite che vita?

[ AAVV, L’Accalappiacani, settemestrale di letteratura comparata al nulla, Pavona (RM), DeriveApprodi, 2009, pag 118]