Consigli a un giovane scrittore

di Joyce Carol Oates

Scrivi al tuo cuore.

Mai vergognarti del tuo argomento, e della tua passione per esso.

Le tue passioni “proibite” sono forse il carburante della tua scrittura.

Come il nostro grande drammaturgo americano Eugene O’ Neill, infuriato per tutta la vita con un padre morto da tempo; come lo era con sua madre il nostro grande stilista americano della prosa, Ernest Hemingway; come Sylvia Plath e Anne Sexton, che a fatica si son fatte strada nella loro stessa vita con il seduttivo Angelo Della Morte a spingerle verso l’estasi dell’assassinio di sé. L’istinto per la lacerazione violenta della propria personalità in Dostoevskij o la sadica punizione dei “miscredenti” in Flannery O’Connor. La paura di diventare pazzo, di Edgard Allan Poe , e di commettere un atto irrevocabile, innominabile, come assassinare una sorella maggiore o una moglie, impiccare e cavare gli occhi dell’amato gatto di casa. La lotta con il te stesso seppellito, o con i te stesso, produce arte; queste emozioni sono il carburante che alimentano la tua scrittura e rendono possibili ore, giorni, settimane, mesi, anni di ciò che all’occhio altrui, alla lunga, sembrerà “lavoro”. Senza queste malintese energie potrebbe darsi che tu sia, superficialmente, una persona più felice e un cittadino impegnato nella tua comunità, ma è improbabile che creerai mai niente di sostanzioso.

Che suggerimento può dare un vecchio scrittore a uno più giovane? Solo quello che gli sarebbe piaciuto sentirsi dare anni fa. Non scoraggiarti! Non lanciare sguardi di sbieco e paragonati ai tuoi pari! (Scrivere non è una gara. Nessuno “vince” sul serio. La soddisfazione è nel tentativo, e raramente nella ricompensa, se c’è.) E di nuovo… trascrivi il tuo cuore.

[ The Faith of a Writer: Life, Craft, Art by Joyce Carol Oates New York: Ecco Press, 2003]