Ladre di fiori, di Brigitte Attay

Dopo tre giorni di pioggia e temperature molto fredde, finalmente una bella giornata d’estate. Bintou è appena scesa dall’autobus e aspetta che suo marito venga a prenderla, quando le si avvicina una signora molto anziana.
“Com’é abbronzata!”
Bintou, che ha il colore della pelle nera, risponde: “Ho appena preso tutto il sole che potevo, seduta qui su questa panchina”.
La vecchietta si aggrappa al braccio di Bintou e ridendo continua: “Da dove viene lei?”
“Da Timbuctu”
“Ah. E c’é povertà lì?”
“Come dappertutto”
“Vado a prendere una bottiglietta d’acqua”, dice la signora anziana e Bintou si aspetterebbe che tutto finisca lì. La guarda allontanarsi ma, neanche due minuti più tardi, vede l’anziana signora ritornare.
“Aspetta l’autobus per Verona?”
“No”, dice Bintou, “Aspetto mio marito, che mi porti a casa”.
“E dove abita?”
“Alla Mambrotta”
“Avete casa lì?”
“Sì”, dice Bintou.
“E avete bambini?”
“Tre”
“Mia madre ne ha avuti undici”
“La mia sette”
“Una volta si usava così”, dice la signora anziana, “Mia madre diceva sempre figli piccoli pensieri piccoli, figli grandi pensieri grandi. Era maestra elementare, mia madre”.
Oh. Bintou si spiega ora perché la signora anziana si esprima in un italiano così perfetto. Da queste parti le persone della sua età parlano in dialetto.
“Era una donna forte”, continua la signora, “Con una salute di ferro”.
Dopo essersi attaccata di nuovo al braccio, piano piano la conduce verso un’aiuola, dove una pianta di magnolia alta e ben fiorita profuma tutto attorno. Vicino alla magnolia, la voce della nonnina si fa più bassa, come intendesse rivelare un segreto.
“Un bocciolo di questi da portare a casa. Sa quanto mi dura?”
Eh, pensa Bintou, Non si potrebbe. Sarebbe un reato. Però si avvicina all’albero, gli gira attorno, nota un bocciolo basso, e allunga la mano.
“No, no”, la nonnina scuote la testa.
“Signora”, dice Bintou, “Vuole che ci mettano dentro per un bocciolo di magnolia?”
“Allora non quello”, dice la signora e tirandola per il braccio mostra a Bintou un altro bocciolo, più grande e più in basso, “Quello”.
Bintou stacca il rametto con il bel bocciolo bianco e giallo, e dopo averlo pulito dal deposito di polline lo consegna alla vecchietta che quasi glielo strappa di mano e lo infila in una borsa. Sempre attaccata al braccio di Bintou, ritornano alla panchina.
“Che dura la vita! È dura per tutti, sa? Ho novantadue anni”, e abbassando il tono della voce, “Sono una ladra di fiori e lei ha rubato per me. Una nera che ruba per una bianca”
A Bintou suona come il titolo del quotidiano locale, l’Arena. Fa spallucce, “Bah. Se andremo all’inferno ricordiamoci l’una dell’altra. La prima che arriva, si ricordi di tenere un posto”.
Passando di fronte a un roseto, la vecchietta si ferma e Bintou è costretta a fare lo stesso.
“No, dai, la rosa no”, dice alla signora, e lei alza la mano per farle vedere un rametto rotto ma non ancora staccato dalla pianta, con una rosa un po’ appassita. La stacca e così anche la rosa va a finire come il fiore di magnolia nella borsa della vecchietta. Poi si stacca dal braccio di Bintou. Fa tre passi avanti e si gira a guardarla.
“Come ti chiami?”
“Bintou”.
L’anziana signora tace con aria stupefatta come per dire “Brava son stata però, a trovare un’aiutante ladra che porta il nome simile al mio”.
“Io sono Bianca”.
Poi riparte e Bintou la osserva girare l’angolo della strada con un sorriso incredulo stampato in faccia. È ancora lì pensierosa quando arriva suo marito.

 Sabato 24 settembre 2011, in occasione della festa del buon vicinato nel quartiere di Veronetta a Verona, c’è stata nel sito monumentale di Porta Vescovo, una lettura pubblica di storie e poesie, e musica, dal titolo La lontananza è in noi, da una frase di Mario Soldati, che qui si può leggere per intero. Per narrare adeguatamente il quartiere plurale e multietnico di Veronetta ho chiesto ai letterati veronesi di nascita o di adozione, che conoscono in qualche modo il quartiere, di intervenire con un proprio scritto. Il racconto di Brigitte Attay è stato precedentemente pubblicato su “Spolverata di zenzero”.