Da “Il muro”

Esco sulla via deserta. Si dovrebbe chiamarla “via XX Settembre”, ma per noi che ci viviamo la data conta poco: basta “via venti”, come i venti che soffiando da quattro lati del mondo, ci hanno fatto approdare qui. Sfila al mio fianco il negozio dei cambogiani, il parrucchiere degli africani, il pub irlandese, l’agenzia di viaggi dei cingalesi, il kebab indiano e poi quello marocchino, la lavanderia dei soldati della caserma vicina, la panetteria tirolese e il macellaio che vende carne equina. Una sequenza colorata, profumata, familiare. Tagliando per il fiume oltrepasso l’università deserta, osservo le rare macchine che pigramente fermano all’imbocco del ponte e penso che in bicicletta sarei già arrivato da tempo. Quante volte ho provato a imparare! Prima al parco Gor’kij con mia madre, che faceva un giro attorno a me e poi saltava giù leggera, offrendomi la sua bici che s’imbizzariva e non ne voleva sapere di stare dritta appena cercavo di sistemarmi in sella; poi negli stretti garage sotterranei scelti dai fidanzati per insegnarmi ad andare in bici e in quel modo rendermi un pelino più normale. Appena riuscivo a prendere la rincorsa mi appariva davanti un muro. Al grido «Frena! Frena!» mollavo il manubrio e stramazzavo a terra, Da allora non ho più voluto provarci, anche se gli amici italiani continuavano a tormentarmi. «Un mezzo di trasporto è la garanzia di libertà! Se non vuoi la macchina prendi almeno una bici: vedrai, ti cambia la vita!». Veramente a me bastava la libertà che avevo dalla nascita: quella offertami dal mio corpo, la mia macchina personale integrata e inalienabile. Le gambe per spostarmi, gli occhi per vedere, le braccia per toccare, gesticolare, abbracciare, sollevare borse, allacciare scarpe. Mi muovo, sono libera, sono viva. Senza regole, patenti o assicurazioni.

 Sabato 24 settembre 2011, in occasione della festa del buon vicinato nel quartiere di Veronetta a Verona, c’è stata nel sito monumentale di Porta Vescovo, una lettura pubblica di storie e poesie, e musica, dal titolo La lontananza è in noi, da una frase di Mario Soldati, che qui si può leggere per intero. Per narrare adeguatamente il quartiere plurale e multietnico di Veronetta ho chiesto ai letterati veronesi di nascita o di adozione, che conoscono in qualche modo il quartiere, di intervenire con un proprio scritto. Il racconto “Il muro” si può leggere per intero nella raccolta “Rondini e ronde. Scritti migranti per volare alto sul razzismo”, Mangrovie edizioni.