A: Ufficio violazioni codice della strada, New York City

Vi scrivo in relazione alla multa che mi è stata inflitta oggi per “aver  coperto la scritta The Empire State”. Allego due fotografie scattate questo pomeriggio, dalle quali risulta che le parole The Empire State sono chiaramente visibili sia sulla targa anteriore sia su quella posteriore. Nello stesso isolato ho notato anche diverse auto con la scritta sulla targa completamente coperta dalla cornice fornita dal rivenditore, e ho notato che nessuna era stata multata tranne la mia. Non vorrei sembrare insolente, però mi chiedo, non è per caso che la multa me l’ha data quel giovane ispanico che ogni tanto durante la settimana pattuglia le macchine parcheggiate in doppia fila? Lo chiedo perché l’altro giorno la mia cagna si è  liberata dopo aver dato uno strattone al guinzaglio, si è messa a correre ed è saltata addosso al giovane ispanico per gioco. Quel tizio non mi sembrava a suo agio con i cani, e la mia, pur essendo buona, è grossa, e magari per  un attimo l’ha spaventato. È successo mentre scendevo dalla macchina, quindi lui ha visto la mia macchina, è questo che voglio dire.
“The Empire State”, mi è venuto in mente, è un soprannome. Cioè gli agenti di polizia non diramano un “avviso a tutte le unità” nell’Empire State, bensì a New York, e anche queste parole sono chiaramente visibili sulla mia targa. A dire il vero, non c’è informazione esigibile dal governo che non sia visibile sulle mie targhe. Si potrebbe addirittura sostenere che la scritta “The Empire State” sia una pubblicità. Rientra nella definizione standard: un annuncio a pagamento, una comunicazione pubblica a mezzo stampa per indurre la gente a usare una cosa, fornendo informazioni di interesse generale. Ci siamo vicini.
Da cinque anni parcheggio la macchina sulle strade di New York con le targhe come appaiono nelle foto allegate, cioè da quando la comprai da un rivenditore di auto a Long Island; finora non ho mai avuto problemi. (Comprai la macchina senza aver mai letto la rivista dei consumatori. Verificai con un amico, il quale mi disse che il prezzo era ragionevole, ma che dovevo rifiutare l’estensione di garanzia consigliata dal rivenditore. “Sto cercando di farle un favore”, disse il rivenditore, incazzato.)
Quando comprai l’auto, non sapevo che presto sarei tornata a vivere in città e non ne avrei avuto quasi più bisogno. Credevo che sarei rimasta lì, a due ore di macchina verso est. Com’è che si dice? Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti.
Non mi sono appuntata tutte le cose che devo fare per la macchina, ma dai vostri registri risulterà che ho pagato la multa per l’immatricolazione scaduta la settimana stessa in cui l’ho ricevuta. Con la revisione è andata meglio, e per vostra informazione sono coperta fino a novembre.
In realtà non è per i soldi, per i 75 dollari che dovrei pagare. Non avrei problemi a firmare un assegno per quella stessa somma se è una donazione alla Lega Atletica della Polizia, o a un fondo per la ricostruzione della città. Non sono come quel tizio che ieri sera la festival del cinema ha chiesto al regista francese, nel dibattito,  dopo la proiezione del film: “Ci restituite i soldi?”. Io non volevo neanche vederlo, quel film; prima di uscire, ho detto al mio accompagnatore cosa volevo vedere, e lui ha risposto: “Hanno rubato l’idea da un altro film, quello dove si mangiano a vicenda”. Ed io: “No, quello era il disastro aereo; questi invece sono due tizi che hanno un incidente mentre scalano una montagna. È un documentario”. E lui: “Cosa non lo è?”.
Poi, dopo il film francese, dopo che il pubblico ha applaudito quella solenne boiata, io e il mio accompagnatore abbiamo tagliato la corda e siamo andati a prendere l’aperitivo in un locale dell’East Village di cui gli avevo parlato. Si è scoperto che era una versione esotica dello high tea, così, invece che focaccia e panini con panna rappresa e cetriolo, ci hanno servito un cucchiaino di gelatina trasparente profumata al rosmarino con dentro un seme di melagrana! Poi sono arrivati questi microscopici purè di pompelmo e galleggianti in un “bagnoschiuma” di champagne. E ancora, un tartufo di cioccolato grande come un dente.  Io e il mio amico eravamo storditi. Fuori pioveva a dirotto, e quando siamo usciti, dopo la cerimonia del tè, non volevamo separarci, e così abbiamo percorso un altro paio di isolati per vedere un altro film che lui voleva vedere, e io non gli ho detto che l’avevo già visto, perché a quel punto volevo solo stargli seduta vicino al buio. “Mi chiedo chi sia il cantante”, ho sussurrato mentre ascoltavo la colonna sonora. Lui non lo sapeva ma io sì, perché lo avevo letto nei titoli di coda la prima volta che ho visto il film. “Sembrerebbe Dave Mathews” ho detto, sapendo di avere ragione. “Ricordiamoci di controllare alla fine” ho aggiunto. “Mi piacerebbe regalartelo”.
La musica mantiene giovani. Per esempio, io non sono tipo da ascoltare i Verve, ma stamattina ho messo su quella canzone che fa “I’m a million different people frome one day to the next… I can change, I can change”… e dove volevo arrivare? Ero di ottimo umore quando ho trovato la multa sul parabrezza. E adesso come mi libero del veleno che come adrenalina ha inondato il mio organismo non appena ho letto il motivo per cui l’ho ricevuta?
C’è una teoria della guarigione che si basa sul comportamento degli animali allo stato selvatico. Osservando gli animali sfuggiti ad un predatore si è visto che si sdraiano e cominciano a tremare, e così facendo in qualche modo si liberano dal trauma. Noi esseri umani, invece, lo assorbiamo, e il trauma non smaltito si insedia dentro di noi, dove produce una quantità di effetti e sintomi nocivi. Seguendo una specie di fantasticheria guidata, in effetti, è possibile trovare un punto calmo ed immobile dentro di sé ed esercitarsi a raggiungerlo, ed è tutto ciò che so di questa teoria. Dicono che faccia bene.
Forse dovrei vendere la macchina. Ma non è cosa da poco poter salire in macchina e andartene quando vuoi, o quando hai bisogno, senza dover aspettare di affittarla, ammesso che tu sappia dov’è l’autonoleggio e ammesso di trovarlo aperto quando ci arrivi.
Come la settimana scorsa quando un tizio mi ha afferrata per un braccio mentre correvo intorno al lago artificiale, un tizio che è uscito all’improvviso dagli alberi sul lato meridionale della pista deserta, in  un  punto dove non avevo abbastanza spazio per girargli intorno e oltrepassarlo, e mi ha afferrata per un braccio.
Credo che alla fine sia stata la mia rabbia ad indurlo a lasciarmi andare, perché è questo che ho provato, rabbia, non paura, finché non sono arrivata a casa con la gola irritata a furia di urlare a quello stronzo di togliermi le mani di dosso. Tremavo come una foglia e non riuscivo a smettere, così ho camminato per un isolato fino alla macchina e ho guidato per un paio d’ore verso l’oceano. Ho viaggiato per quasi tutto il tempo con la gamba destra che saltellava sull’acceleratore, ma mi sono fermata a prendere un caffè e quando sono ripartita ho manovrato il volante con le ginocchia come fanno i veri automobilisti, reggendo il bicchiere di caffè con una mano e regolando la radio con l’altra. Così forse sono un animale selvatico, che si scrolla di dosso il trauma della cattura mancata.
In realtà ce n’erano due,  di uomini sulla pista. E ho trovato strano che quando il primo mi ha afferrata, e io ho automaticamente alzato il braccio libero per colpirlo sul petto, l’altro non mi abbia fermata. Perché avrebbe potuto. È rimasto a guardare, ad ascoltare le mie urla, così non ho capito bene come fosse la faccenda. Ma credo che sia valsa la pena di pagare l’assicurazione, di accollarmi il fastidio del parcheggio e di prendere questa multa, perché così ho potuto avere una macchina da usare quel giorno.
Potreste accusarmi di voler dare un volto umano a questa faccenda. E avreste ragione. Ma cosa c’è di male? A meno che la multa non l’abbia fatta quel tizio spaventato dalla mia cagna, so che non c’è nulla di personale. Ma non sono il tipo da accettare questa multa con il garbo tanto apprezzato dalla gente garbata. Sento di dover mettere in questione -e constatare- questa multa.
Voglio giustizia. Non voglio litigare. Ma la verità è che sto tremando, proprio adesso, mentre scrivo questa lettera. La mia mano trema mentre scrive. Sta dicendo quello che io non riesco a dire: è il mio modo di dirlo.

[Amy Hempel, Ragioni per vivere, tutti i racconti, Mondadori, 2009]