Il flâneur

…E qui arrivo ad un’esperienza importante di chi va a passeggio: non ha bisogno di entrare, di immischiarsi. Gli bastano le vetrine e lo spettacolo di chi entra e di chi esce. Dalle scritte è in grado di decifrare la vita. E se solleva lo sguardo, se lo distoglie dalle cose, anche i visi dei passanti sconosciuti, in un solo momento, gli riveleranno di più. L’incomparabile incanto dell’andare a passeggio consiste nel fatto che ti libera dalle pene più o meno grandi della tua vita. Entri in contatto, in comunicazione con tante vite e destini assolutamente estranei. Il flâneur autentico lo capisce dallo strano sussulto che lo coglie quando nella città di sogno delle sue paseggiate s’imbatte all’improvviso in un conoscente, e allora ritorna bruscamente ad essere un semplice individuo dall’identità accertabile.

[Franz Hessel, L’arte di andare a passeggio, Sella e Riva, Milano, 1991, pag. 213-218]