La notte che Micheal Jackson fece traballare il Muro di Berlino

Lo spettacolo dei tedeschi che agitano bandiere, ammassati in folle gigantesche non rallegrerà il cuore di nessuno che ricordi gli anni Trenta e l’ascesa di Hitler. Ma per tutta la sua latente e manifesta violenza, la festa per il nuovo anno a Berlino non ha nessuna somiglianza con la marcia di Norimberga. Non era irrigimentata, era caotica. Non aveva direzioni, nessuna preparazione, nessun Führer. Era intrisecamente sincera, non arrabbiata, perfino quando un paio di ubriachi superarono il limite. Sembrava meno fascista -se la parola può essere applicata ad un tale evento- di una folla di ultras in Inghilterra.Quanti assassini, pazzi, deviati di tutte le risme possono essere contenuti in una folla di 500.000 unità? Qualsiasi sia la percentuale, mi sembra degno di nota, nel guardare indietro, che non c’era violenza. E sembra incredibile che le autorità abbiamo ceduto il centro città ad una folla di mezzo milione di persone. Vero, qualcuno dovette predisporre le toilette pubbliche, e si vedeva qualche poliziotto ai lati della folla, ma nessuno tentò di fermare o indirizzare quel fiume umano. Invece, lo lasciarono scorrere sopra il Muro, le porte, e qualsiasi altra cosa si trovasse sul suo corso.

In tempi normali, i tedeschi sono notoriamente ordinati. Aspettano al rosso di un semaforo per minuti, anche se in senso contrario non c’è segno di automobile, e ancora adesso mostrano una certa deferenza alla polizia, o almeno a uomini in ogni sorta di uniforme. Forse possono diventare anarchici l’ultimo dell’anno (e anche a carnevale in posti come Mainz o Cologna) precisamente perchè si contengono così tanto il resto dell’anno: più rigida la disciplina nella vita quotidiana, più grande l’esplosione nelle occasioni straordinare.

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Il problema con quella linea di pensiero è che riattiva gli stereotipi del carattere nazionale, piuttosto che il famoso detto attribuito a Karl Marx (senza dubbio erroneamente), “Non ci sarà mai una rivoluzione in Germania, perchè qualcuno dovrà calpestare le aiuole”1. Disciplina di ferro, violenza latente, folla uscita dai gangheri -sembra di essere negli anni ’30, non negli anni ’90, sembra di avere a che fare le caricature di George Grosz o Bertolt Brecht piuttosto che con la gente che potevamo incontrare per strada o sul Muro.

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Il muro non sembrava una scena dell’Opera Da Tre Soldi. I danzatori indossavano jeans e parka. Molti di loro erano ragazzini; quasi dappertutto erano sotto i trenta, e cioè, erano nati dopo la seconda guerra mondiale, dopo la morte di Stalin, e per la maggior parte dopo che il muro fu costruito nel 1961. Non avevano mai conosciuto una Berlino senza Muro e probabilmente ormai pensavano che il Muro sarebbe durato almeno fino alla fine del secolo, come proclamato da Erich Honecker. Sono venuti al mondo in un mondo murato. Perciò danzare sul muro significava mettere il mondo sottosopra: Wahnsinn (pazzo), ripetevano.

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I vecchi berlinesi avevano punti di riferimento più vecchi: Potsdamerplatz (la Piccadilly Circus berlinese prima della guerra, ora un appezzamento vacante vicino al muro)2, il palazzo del Reichstag (sede del parlamento durante la repubblica di Weimar, ora un museo), il bunker di Hitler (un’area spoglia nella terra di nessuno dietro il Muro), e i monumenti lungo Unter Den Linden (ricostruiti recentemente ma inacessibili ai berlinesi dell’ovest senza un visto).

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Tutti quei posti si trovano ad un centinaio di piedi dalla Porta di Brandeburgo, ma significavano poco per la giovane generazione che formava il cuore della folla alla porta, la notte di Capodanno. Per quanto male si comportarono -entrambe le città di Berlino hanno condannato lo sfregio della Quadriga Della Vittoria- il loro comportamento non assomigliava in alcun modo alla fiaccolata o alla marce trionfanti dirette alla porta sotto Hitler. Al contrario, invece dell’irregimentazione, l’anarchia, improvvisata teatralmente, il puro entusiasmo di esserci, che ricorda quello delle dimostrazioni durante gli anni ’60-’70.La folla espresse molto entusiasmo per l’apertura del Muro e, in alcuni casi, la riunificazione delle due Germanie, ma prese il tono dai movimenti degli studenti e dalla cultura popolare del passato recente, non da alcun profondo nazionalismo tedesco. In effetti, l’evento scatenante, che ha fatto precipitare le dimostrazioni a Berlino Est ebbe luogo il 19 giugno 1988 durante un concerto di Michael Jackson. Micheal Jackson riempiva l’aria di rumore vicino al palazzo del Reichstag dalla parte ovest del Muro, un gruppo di giovani si raccolse per ascoltarlo dalla parte est, dove tale musica era proibita. La polizia provò a disperderli, ma la folla si rivoltò: reclamavano il diritto di ascoltare la musica che piaceva alla loro generazione e che avevano imparato ad apprezzare dalle tv e radio dell’Ovest.Il rock da una parte del muro, le proteste dall’altra parte. Le due cose diventarono una nella Grande Danza del capodanno 1990. Possono esserci all’opera molte varietà di nazionalismo del diciannovesimo secolo in Unione Sovieta, Romania, e Polonia. Ma i tedeschi stanno sperimentando qualcosa di più recente e più difficile da classificare -né Apollineo né Dionisiaco ma videogenico: folle che fanno il bagno di musica rock.

[Robert Darnton, Berlin journal 1989- 1990, Norton & Company, New York 1991, pag 116-118]

1Da altri è attribuito a Lenin, in uno dei suoi viaggi a Berlino per fomentare la nascita di un partito dei lavoratori (ndr)

2In realtà, Potsdamerplatz è oggi sfarzosa sede di grattacieli e palazzi di ispirazione americana e dubbio gusto, qualcuno dei quali progettatto e costruito dall’architetto Renzo Piano; si può vedere la Potsdamerplatz di cui parla Darnton nel film di Wim Wenders Il Cielo Sopra Berlino (ndr).

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