Maschietti

Maschietti entrano in casa, maschietti entrano in casa. Maschietti, e con essi entrano in casa idee da maschietti (idee grevi, riduttive, inflessibili). Entrano in casa due bei maschietti, ancora in confezione ospedaliera, maschietti con la tonsura neonatale, bramosi di seno, aggrovigliati ai genitori. Entrano in casa due bei maschietti, maschietti gemelli, maschietti gorgoglianti di biberon, maschietti infilati dentro quegli orrendi zaini di plastica che le giovani coppie di Edison, New York, portano sul petto anziché sul dorso, in un tripudio di saliva e vomito lattiginoso e stafilococchi. Entrano in casa due bei maschietti, uno dei quali picchia l’altro con un hot-dog di gomma dura. Entrano in casa due bei maschietti, uno dei quali picchia l’altro sulla testa e sulle spalle con un rametto di salice, e l’altro piange. Maschietti entrano in casa dicendo cose senza senso. Maschietti entrano in casa urlando: “Mamma”.

Una domenica, a maggio, in una giornata che si potrebbe quasi descrivere come perfetta, un furgone dei gelati avanza lentamente lungo la strada, con un allegro scampanellio che già di per sé fa venire l’acquolina in bocca, e i bambini del vicinato gli corrono dietro, e poco dopo i due maschietti scavano una buca nel cortile e ci seppelliscono dentro le bambole della sorellina, una buca profonda mezzo metro, in maniera che la sorellina non trovi più le suddette bambole e che le suddette bambole marciscano all’inferno, dopodiché i due maschietti entrano in casa. Maschietti entrano in casa appiccicati al padre quasi fosse Dio In Persona, e si precipitano in seminterrato a guardare il baseball. Maschietti entrano in casa, sito di devastazione, e si precipitano in cucina, dove miscelano quantità liberali di benzina da accendini e budino alla vaniglia e gel sturalavandini e aceto balsamico e colorante alimentare blu e ricotta e formiche e una lucertola di plastica che uno dei due ha ricevuto con la calza della Befana e puntine da disegno e balsamo alla calamina e resti di purè di patate e detersivo per piatti e fagioli surgelati e cioccolato liquido in una padella di medie dimensioni, riscaldando a fuoco basso fino ad amalgamare bene il tutto e poi trasferirlo in una scodella di Pirex che infornano per diciannove minuti esatti, e poi cercano di convincere la sorella a mangiare quell’intruglio; successivamente finiscono chiudi in camera per aver messo a soqquadro la casa e rotto tre cimeli di famiglia (l’ultimo dei quali, un uovo di vetro intenzionalmente), segregazione dalla quale vengono liberati dopo tredici minuti. Maschietti entrano in casa freschi di catechismo domenicale, inamidati dentro camice stirate e pantaloni di flanella che pizzicano da morire, chiome (rispettivamente) bionde e castane domate dalla brillantina, ma da cui tuttavia aggettano riottose ciocche dalle angolazioni bizzarre, maschietti sconsolati e avviliti, incerti se le cose da maschietti -cose del tipo sparare al cane dei vicini con la carabina ad aria compressa e soffocare con un fazzoletto il cicciobomba della casa ad angolo e mostrare alla sorellina i rispettivi piselli – siano o meno disciplinate dal precetto: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e la tua anima, e il tuo prossimo come te stesso. Maschietti entrano in casa in tenuta da baseball (solo uno dei due maschietti sa giocare): con tanto di scarpette chiodate e calzettoni scompagnati che puzzano di formaggio. Maschietti entrano in casa in tenuta da calcio. Maschietti entrano in casa con i pattini. Maschietti entrano in casa con la reticella da lacrosse, e poco dopo, con un bel lancio da un capo all’altro del salotto, riescono a distruggere una lampada verticale. Un maschietto entra in casa in tenuta da baseball, l’altro in jeans e maglietta. Un maschietto entra in casa sanguinando copiosamente e viene portato al pronto soccorso per fargli mettere i punti, l’altro l’assiste. Maschietti con la pagella entrano in casa alla fine del semestre e si aggirano guardinghi come spie, alla ricerca di un posto dove nascondere le suddette pagelle in attesa di un’atmosfera più propizia (sotto il tostapane? Nell’armadietto dei medicinali?). Entrano in casa un maschietto con l’occhio nero e uno senza. Entrano in casa maschietti con l’acne e cercano la sorellina per spruzzarle addosso un po’ di pus dai loro brufoli. Maschietti con prodotti antiacne nascosti sotto la camicia entrano in casa. A pochi metri da casa, maschietti fumano di nascosto una sigaretta dietro il salice degli Ely, agitano le mani per allontanare il fumo dalle fibre naturali dei loro maglioni, tossiscono furiosamente, hanno un attacco di nausea, poi entrano in casa. Maschietti si danno reciprocamente del finocchio, mongoloide, deficiente, e, in seguito, pappone, ameba, ed entrano in casa insolentendosi ulteriormente. Maschietti entrano in casa brandendo forbicine per i peli del naso, e inseguono la sorellina minacciando di tosarle le sopracciglia. La sorellina piange. Maschietti tentano di convincere a entrare in casa femminucce con cui hanno parlato sì e no sei volte in tutta la vita. Maschietti entrano in casa con femminucce bruttine, e tentano di convincerle a infilarsi nella loro stanza -poiché hanno ancora la stanza in comune; le femminucce rifiutano. Maschietti entrano in casa e vanno nelle ormai rispettive stanze. Maschietti entrano in casa insieme al padre (un braccio intorno a ciascuna vita), ma del monologo che precede e che segue questa entrata in scena non rimane neanche una sillaba. Maschietti entrano in casa dopo essersi masturbati in un vasto assortimento di luoghi. Maschietti entrano in casa dopo essersi masturbati in cessi di stazione, boschi, case al mare, spalti di stadio e notti sotto le stelle, automobili (riparati da una coperta), docce, quinte di teatro, aerei, maschietti si masturbano in maniera costante, praticamente all’unisono, in certi casi tre volte al giorno, posseduti dal desiderio come da una demenza, al semplice suono di certe parole, parole che suonano come altre parole, segno gli fa venire in mente seno, scavare gli fa venire in mente scopare, cesso gli fa venire in mento sesso, e così via, i maschietti sono ancora molto ingenui, e, quando entrano in casa, avvertono sempre un’immensa vergogna di fronte a questa smania masturbativa, di questo vede una compagna di classe, un cartellone, un idrante antincendio, cose che non dovrebbero provocare pensieri masturbatori (per es. la sorellina) e poi comunque pensare a masturbarsi. Maschietti entrano in casa, vanno nelle rispettive stanze, estraggono da ingegnosi nascondigli una o più riviste pornografiche, mettono la musica a tutto volume, piombano nello sconforto. Maschietti entrano in casa angosciati; litigano. Maschietti entrano in casa, baciano la madre, che se li vede davanti ormai più alti di lei. I maschietti sono brutti, sono dei perdenti, mai nessuno gli vorrà bene, entrano in casa, baciano la madre, lei gli spiega la gravità del problema della sorellina, la diagnosi. Maschietti entrano in casa cercando di individuare il punto esatto dove otto nove anni prima hanno seppellito le bambole della sorellina; vanno nella stanza della sorellina, si siedono sul suo letto. Maschietti entrano in casa e alla sorellina completamente calva raccontano barzellette sui calvi. Maschietti stringono ciascuno un amano della sorellina, mettendo da parte le differenze, entrati in casa con aria cupa. Maschietti saltano le lezioni, entrano in casa, accudiscono, Maschietti entrano in casa dopo che i genitori sono andati a lavorare, si siedono in camera della sorellina con la sorellina e l’infermiera della sorellina. Maschietti entrano in casa portando confezioni di birra. Maschietti entrano in casa ormai terribilmente angosciati, non immaginavano che fosse possibile addirittura altra angoscia. Maschietti entrano in casa portando sostanze vietate dalla legge, nessuno dei due avendo detto all’altro di avere con sé sostanze vietate dalla legge, benché le circostanze giustifichino ampiamente un certo tipo di conforto chimico. Maschietti entrano in casa in lacrime e sento lacrime attorno a sé. Maschietti entrano in casa, imbarazzati, muti, affranti, addolorati, disperati. Maschietti entrano in casa in vacanza, si stringono la mano con affetto sincero, uno vestito di scuro e con una parte del cranio completamente rasata, l’altro con capelli cresciuti fin quasi alle spalle una per lui insolita camicetta hippy. Maschietti entrano in casa in vacanza e discutono accanitamente di politica (altri temi non sono più argomento di conversazione), un maschietto appoggia la rivolta maoista in un certo paese del Sud-Est asiatico, l’altro è convinto che “per cambiare il sistema occorre farne parte”; un maschietto minaccia di spaccare il culo all’altro, e rifiuta la creme brulee nonostante sia stata preparata dalla madre per farli stare buoni. Un maschietto scrive a casa e quindi entra in casa solo attraverso la feritoia della posta: sostiene che l’altro maschietto si un cripto-fascista, convinto com’è che “il mercato può trovar
e da solo il giusto equilibrio in fatto di etica”; maschietti entrano in casa in vacanza e annunciano future professioni; maschietti entrano in casa in vacanza e cambiano idea circa le annunciate professioni; maschietti entrano in casa in vacanza e un maschietto porta in casa una fidanzatina, ma pianta un gran casino quando affiora l’idea di far dormire la fidanzatina sul divano-letto in mansarda: l’altro maschietto, essendo privo di fidanzatina, è distanze e chiuso in se stesso, e preferisce parlare fino a notte fonda di membri della famiglia non più di questo mondo. Maschietti entrano in casa a diverse settimane di distanza l’uno dall’altro. Maschietti entrano in casa in giorni di pioggia fitta. Maschietti entrano in casa, in differenti anni solari, e, appena entrati, sembrano interessati solo a sciorinare modelli di vita a beneficio dei genitori; inseguono la madre in giro per la casa esponendole i loro punti-chiave a suggello di una nuova indipendenza: “mamma la mattina voglio stare a letto fino a tardi a guardare i quiz in tv”, oppure: “Da oggi in poi uscirò solo con artiste pazze, sognatrici, cultrici della magia nera”, oppure: “Un vero americano dovrebbe nutrirsi quasi esclusivamente di mortadella, gli insaccati fanno un gran bene”, oppure:”un vero americano dovrebbe giocare a bowling almeno una volta l’anno”, ma questi punti chiave hanno un fascino di breve durata, dopodiché vengono scartati o sovvertiti. Maschietti non entrano in casa per niente, se non come spettrali ombre si esseri più giovani: lampi di scarpe da tennis che sfrecciano su per le scale; asciugamani zuppi di sul pavimento del bagno; blue jean attorcigliati come aspidi nel secchiello della lavatrice; maschietti come assenza di maschietti, e dapprima è un sollievo: posi qualcosa da qualche parte, metti questo libro sul tavolino, torni dopo mezz’ora è ancora lì; compri una scatola di cioccolatini, ne mangi tre, il giorno dopo ne mancano ancora tre. Tuttavia dopo quando poi i maschietti entrano in casa di nuovo, perché devono pur farlo, è una felicità, anche se lo fanno solo per prepararsi alle nozze di amici d’infanzia, un maschietto ha una bella barba curata, l’altro ha le basette sbarazzine, un maschietto porta il cappello, l’altro maschietto ritiene che i cappelli siano ridicoli, un maschietto indossa pantaloni con le pince, l’altro indossa jeans sdruciti, però si mettono tutt’eddue il completo scuro (uno è un po’ stretto l’altro calza a pennello), come se il completo fosse il simbolo della raggiunta età adulta. Maschietti entrano in casa dopo il matrimonio dandosi gran pacche sulla schiena e gridando: “Che festa!” un maschietto entra in casa, sorretto da amici, dopo essere stato fermato per guida in stato d’ubriachezza (dopo il matrimonio), pallido come un cencio; l’altro maschietto ha una gran voglia di alzare la voce: la macchina è caduta in un canale, la macchina ha il cofano schiantato da un albero, la macchina ha tamponato un’altra macchina che a propria volta ne ha tamponato una terza, “L’avranno visto tutti”. A un maschietto manca orrendamente l’altro, gli manca il passato, gli manca un’epoca degna di nostalgia, un’epoca mi esistita, in cui rea bello incendiare la casa delle bambole della sorellina; l’altro maschietto evita qualsiasi riferimento quell’epoca; a entrambi capita di essere il maschietto che entra in casa da solo e a cui manca l’altro, entrambi a turno affezionati, entrambi a turno insensibili, e nel corso dei mesi interpretano entrambi la loro parte al telefono. Maschietti entrano in casa con l’attrezzatura da pesca, come un appuntamento preso in largo anticipo, discutendo animatamente se sia meglio l’esca viva o meglio quella sintetica, per unirsi al padre in una bella pescata, dopodiché i maschietti entrano in casa di nuovo, quasi immediatamente con l’esca viva, avendo chiarito la questione; maschietti si vantano di aver pescato pesci in passato, anche se mai nessun pesce è stato pescato: “Ti ricordi quando abboccavano quelli grossi?” Maschietti entrano in casa sorreggendo il padre, esanime. Succede in fretta. Maschietti irrompono in casa e indicano agli infermieri dell’ambulanza il divano dove giace il corpo, maschietti entrano in casa, maschietti entrano in casa. Maschietti tengono aperta la porta di casa, maestosa porta che li ha accolti quando non erano in grado di accogliere se stessi, che li ha accolti quando occorreva accoglierli, ecco il batacchio annerito, ecco la melodiosa campanella, eccolo lo stipite scartavetrato dai maschietti per non farlo strusciare contro il telaio, ecco i graffi sul legno della porta, a pretendere, ecco dove un tempo c’erano le bottiglie vuote per, ecco dove atterrava immancabilmente il giornalaio, ecco la feritoia per la posta, ecco la luce sul primo gradino, accesa, ecco dove i maschietti si fanno da parte, mente il loro adorato padre viene portato fuori. Maschietti, ormai solo maschi, escono.

[Maschietti, da Racconti di demonologia, Rick Moody, Bompiani 2003, pag 247]