Il mio primo dopoguerra

Il libro contiene tre bellissimi diari, di cui uno solo dedicato a Berlino.  Io parlerò di questo. Si tratta di una cronaca del tentativo dell’autore di trasferirsi per un po’ nel distretto di Kreuzberg, settore Ovest, anno 1981. Massimo Zamboni è stato chitarrista e compositore nel gruppo musicale CCCP, poi CSI, e questa informazione è essenziale per capire il taglio “alternativo” (mi scuso per l’abuso di questo termine ormai privo di significato, lo faccio per amor di brevità) della sua cronaca berlinese, particolarmente interessante perché affronta un mito oggi declinante, esaurito, quasi vinto (ma non ancora, non ancora!) dalla gentrificazione: quello delle case occupate. Per chi come me è nostalgico soprattutto di esperienze che non ha vissuto, il racconto dei suoi fallimentari tentativi di vivere in una casa occupata di Kreuzberg, i dettagli sugli occupanti, sugli ideali e sugli slogan del clima anarco-individualista che si respirava nella città dell’orso negli anni ’80, può essere un buon sostitutivo. Per chi invece in questa cultura ci nuota, resta comunque una lingua molto musicale e il pensiero di una figura originale nel panorama italiano.

…Manifestiamo, ma non contro qualcosa o qualcuno. Manifestiamo pro. Pro noi, in ultima istanza .

A proposito del verbo “occupare”,  in tedesco si dice besetzen e occupante Besetzer. Scrive Massimo Zamboni:

Ida B. Setzer; Emil B. Setzer; Dieter B. Setzer; Dora B. Setzer; Theodore B. Setzer; Achim B. Setzer; Bertha B. Setzer; Ulla B. Setzer; Helmo B. Setzer; Karin B. Setzer; Klaus B. Setzer; Martha B. Setzer: Sorridete!
Foto di gruppo per la famiglia al 3/9 di Willibald Alexis. Tutti in posa clandestina. Non ci sono altre identità, nessuno ama farsi nominare più precisamente, subendo il ricatto di una presenza certificata nelle case occupate. L’espediente è diffuso in tutte le Case, tanto che davanti a ogni portone c’è la targhetta collettiva “Familie B. Setzer”. Tradotto in italiano sarebbe come dire, più o meno, famiglia O’ Cupanti. Se vuoi ricevere posta, devi diffondere tra i tuoi amici e parenti all’estero il tuo nuovo status anagrafico, e confidare nel senso civico del postino. È un cognome che suscita fratellanza e sorellanza, migliori antidoti alla comune invisibilità cittadina; tanto che continuo a riguardare con orgoglio le prime cartoline che mi arrivavano dall’Italia, indirizzate a un tale Massimo B. Setzer.

[Massimo Zamboni, il mio primo dopoguerra, cronache sulle macerie: Berlino ovest, Mostar, Beirut, Mondadori, 2005, pag 35]