…è tardi e domani dobbiamo lavorare e siamo ventenni e anche noi stiamo per baciarci.

…è tardi e domani dobbiamo lavorare e siamo ventenni e anche noi stiamo per baciarci. Stiamo per baciarci per la prima volta. La disposizione dei nostri visti e dei nostri nasi, se ci sarà una completa reciprocità nel nostro bacio, se abbiamo dei pezzettino di cibo impigliati tra i denti, se lei con il suo rossetto userà la mia faccia come una tela di Pollock -queste sono alcune delle variabili dell’istante. Appoggio una mano sulla spalla, delicatamente, sull’angolo retto del suo maglione nero? La tiro verso di me, con gentilezza? Lascio che lei mi tiri verso di sé? Sembra una cosa piuttosto semplice da fare, baciarla, come ho baciato altre in passato, eppure le implicazioni del gesto si espandono attorno a noi come gli spiriti dei nostri antenati battezzati, come agenti inquinanti sospesi nell’aria. Ci sono questioni legali ad assediarci, ci sono questioni sociologiche ed estetiche, ci sono questioni di moda.  E poi ci sono gli imbarazzi e le paranoie personali.
Dopo, per esempio, lei crederà che le sue labbra abbiano ceduto troppo facilmente durante questo bacio, crederà di non aver risposto con un coefficiente di forza labiale frontale pari e contrario. Un bacio, pensa, deve avere un equilibrio perfetto: deve avere in sé un pizzico di conflitto, un pizzico di dialettia, un pizzico di rivoluzione. E siccome dal suo punto di vista questo particolare bacio non avrà avuto tali caratteristiche, lei si preoccuperà di non saper baciare, né un ragazzo né chiunque altro, avrà il sospetto che la sua bocca non sia avezza alla prossimità di altre bocche, e questa preoccupazione l’assilerà nei pomeriggi in cui dovrebbe lavorare alla tesi. Nel breve periodo in cui ci frequenteremo di nuovo lei mi chiederà di insegnarle a baciare. Io passerò svariate sere con la bocca aperta cerando di addestrarla e farmi baciare allo stesso tempo, ottenendo solo una dolorosa screpolatura alle labbra. No, è meglio se prima ti muovi molto piano. Ancora più piano. Ecco, brava. All’inizio, nel corso di queste lezioni, la sua lingua non farà che tamponarmi le labbra, come se stesse prelevando un campione di tessuto, ma poi imparerà a guizzare, a guizzare con lussuria. Sarà un sabato sera tardi che lei capirà il significato della lussuria e allo stesso tempo la coppia dell’appartamento accanto starà scopando. Dall’altro lato della parete: sì, oh, più veloce, oh sì, oh, Dio, oh, sì sì, più dentro, oh, sì. Lei imparerà a baciare poi prenderà queste lezioni di bacio e le metterà a frutto con qualcun altro.

[Rick Moody, The James Dean Garage Band,  Roma 2005, Minimum Fax. Traduzione di Adelaide Cioni, pag. 34-35]