Antoinette

La tiene in un barattolo di latta vuoto accanto a quello dei rooibos nella credenza della cucina. Il suo vizio. La sua debolezza. L’uva passa. Cosa sarà mai che la costringe a bramare quei piccoli corpi rinsecchiti con tale abbandono? Cosa rende il suo desiderio così prepotente che certe volte è costretta a rientrare di nascosto in una casa nel bel mezzo di una giornata di lavoro per infilarsene una manciata in bocca? Quelle cosette brutte ed emaciate come le punte raggrinzite delle dita immerse troppo a lungo nell’acqua del bucato. Non fa in tempo a masticarne una che è già finita e le rimane soltanto l’insaziabile bisogno di un’altra. Ghiottoneria sfrenata. Il frutto originale arriva in un pacchetto dal Pick’nPay. Il diavolo è furbo. C’è uno psicologo nell’isolato di uffici accanto alla stazione di servizio della Mobil e una volta è arrivata quasi a bussare a quella porta. Dottore, volevo farle una domandina a proposito della frutta secca. Per il resto ho la tesa a posto. L’unica cosa che voglio è tenere sottocontrollo questa mia passione. Addomesticarla. Lasciare un calderone di polenta che bolle, il mio posto di lavoro, le mie responsabilità, solo per riempirmene la bocca? Come una vecchia hoer[1] che attraversa di nascosto lo spazio sabbioso per arrivare a un barattolo nascosto nella credenza. La mano spinge la porta. Il riflesso del sole sulla credenza. Le dita che afferrano il barattolo. Lasciarci il naso dentro. All’inizio non hanno alcun odore, ma poi si sente. Una sniffata di terra zuccherata su per le narici. Che schifo! Che estasi! L’immagine di se stessa che corre di soppiatto in mezzo alla sabbia, al sole di mezzogiorno. Tra poco i ragazzi si metteranno in fila alla porta della mensa per il pranzo con i cucchiai in mano. Tentazione, soddisfazione, senso di vuoto. Come mai l’unica cura per il peccato è peccare ancora?
[1] Puttana in afrikaans  n.d.t

[Peter Orner, Un solo tipo di vento, tr. it. Riccardo Duranti, Roma Minimum Fax, 2008, pag 204]